Per i “distressed” ancora tre anni di opportunità

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di Camilla Gaiaschi 19 Luglio 2010 | 12:00
Durante la crisi hanno rilevato (a sconto) il debito delle società in difficoltà. C’è anche chi si è poi arrischiato nei titoli cosiddetti “spazzatura”…

… come i Cmbs (commercial mortgage backed-security) o i Cdo (collateralized debt obligation), le cartolarizzazioni all’origine del recente crack finanziario. Archiviata la fase più acuta della crisi, la nuova frontiera potrebbe essere ora quella dei corporate bond, con le banche e le società che tra il 2011 e il 2013 dovranno affrontare le scadenze delle emissioni-boom degli scorsi anni. Secondo [p]Robert Tomei[/p], a.d. del fondo di fondi [s]Advanced Capital[/s], il tempo dei cosiddetti distressed fund, insomma, non è ancora finito. Non saranno però i soli protagonisti: a fronte delle ristrutturazioni societarie, cominciano infatti a riaffiorare le offerte dei private verso le aziende che presentano solide prospettive di crescita. I settori più convincenti? «Gli anticiclici come l’health-care e l’energy, ma anche il real estate, i servizi finanziari. Senza dimenticare le piccole e medie imprese».

A che punto siamo della crisi, come vede il futuro?
Anche il mondo del private equity comincia a beneficiare di un processo di pulizia. Negli ultimi due anni non hanno fatto raccolta, hanno ridotto gli investimenti e si è fatto molto per ristrutturare i debiti ed efficientare le proprie partecipate. Ora si ritrovano con un portafoglio più sano, meno vulnerabile alla crisi e con margini più elevati. Sono pronti a ripartire. Nel nostro caso, delle circa 1.000 partecipate in portafoglio, nel primo semestre 2010 la loro valutazione è cresciuta del 20-30%.

Il mercato delle M&A sembra però ancora al palo?
È una questione di prezzi, di incontro tra domanda e offerta, nonché di costo del debito per l’acquirente. I venditori sono per il momento attendisti ma con la rivalutazione degli asset c’è attesa per una ripresa dei volumi di scambi.

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