La tassazione non basta

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 21 Luglio 2010 | 13:00
Il netto successo dei fondi esteri non si spiega solo con il regime fiscale. È anche una questione di…

Il mondo del risparmio gestito ha visto da inizio anno un periodo in chiaro-scuro, dove a mettersi in evidenza sono stati soprattutto i fondi di case estere. Qual è il motivo di questa importante affermazione? [p]Alberto D’Avenia[/p], responsabile marketing di [s]Bnp Paribas Investment Partners[/s] prova a risponderci: «Nel 2009, diversi fattori hanno contribuito all’inversione di tendenza che l’industria ha messo a segno rispetto al trend negativo degli anni precedenti. Tra di essi si segnalano il basso livello dei tassi di interesse e la maggiore parificazione regolamentare tra prodotti di risparmio gestito ed altri strumenti di investimento destinati alla clientela individuale. Già nell’ultima parte dell’anno, tuttavia, i fondi di liquidità hanno cominciato a soffrire di prospettive di rendimento insoddisfacenti. Da febbraio 2010, poi, anche gli azionari hanno cominciato a registrare deflussi, tendenza che si è accentuata con la ripresa della crisi e dell’avversione al rischio. In questo contesto, i prodotti di diritto domestico sono stati i più penalizzati».

Numeri alla mano, però, appare chiaro che il contributo a questo fenomeno viene tanto dalle case estere quanto dagli operatori nazionali: la raccolta di questi ultimi su veicoli di diritto estero è infatti costantemente positiva nei 5 mesi, dopo che a fine anno scorso si è realizzato il “sorpasso” delle masse gestite da veicoli di diritto estero nei confronti di quelle detenute in fondi italiani. «Mentre è difficile, data l’estrema incertezza, pronosticare quali flussi interesseranno l’industria nella restante parte dell’anno – continua D’Avenia – non si osservano fattori suscettibili di arrestare nel breve la contrazione dei fondi istituiti in Italia. A spiegazione del fenomeno si richiama spesso la vexata quaestio del difforme trattamento fiscale. Che è certamente importante, ma la sensazione è che ormai le grandi piattaforme continentali come il Lussemburgo offrano soluzioni più efficienti sotto il profilo dei costi. Il che implica anche che una buona parte dell’innovazione di prodotto è fatta all’interno delle gamme internazionali, e questo impatta sulla direzione della raccolta».

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