AcomeA sgr sta per lanciare due fondi Pir

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Francesca Vercesi di Francesca Vercesi 31 Marzo 2017 | 09:32
La società che ha in Alberto Foà il presidente tra due settimane porterà sul mercato il suo primo piano individuale di risparmio che sarà flessibile. Più avanti ne arriverà anche uno azionario.

EUFORIA PER I PIR – Continua una certa euforia nel mondo del risparmio gestito nei confronti del Pir, il nuovo strumento previsto dalla legge di bilancio 2017 che prevede agevolazioni fiscali sotto forma di detassazione delle plusvalenze per chi decide di investire per cinque anni nelle aziende italiane. AcomeA sgr, società guidata da Alberto Foà, sta per lanciare sul mercato due piani individuali di risparmio. Il flessibile sarà lanciato a breve ovvero tra due settimane. Avrà un investimento azionario che potrà arrivare fino a un massimo del 40%. Il fondo sarà proposto attraverso le classi “P1” e “P2”, del tutto analoghe come costi alle esistenti classi A1 e A2 dei fondi AcomeA: la P1 è destinata al collocamento e avrà commissioni di gestione piene, mentre la P2 è in execution only (senza la consulenza pre e post vendita), con commissioni di gestione ridotte del 50%. La società sta già lavorando per quotare anche questo fondo in Borsa Italiana, ma l’iter ha un corso più lungo. Il fondo Pir azionario sarà invece lanciato più avanti, ma comunque prima dell’estate.

UNO STIMOLO PER L’ECONOMIA REALE – Il 2017 è l’anno del debutto in Italia dei Pir. Destinati agli investitori retail, i Pir dovrebbero rappresentare uno stimolo per l’economia reale del Paese. Di certo consentono all’Italia di allineare il proprio ordinamento a quello di altre nazioni come Francia e Regno Unito, dove da anni esistono già strumenti come i Plan d’Epargne en Actions (Pea) e gli Individual Savings Accounts (Isas). Nel dettaglio, le persone fisiche che mantengono per almeno cinque anni i soldi in Pir non dovranno pagare le imposte su capital gain e rendimenti (12,5% sulle cedole e utili relativi a titoli di Stato e 26% su azioni e obbligazioni). Rimangono invece esclusi dall’agevolazione i redditi derivanti dal possesso di partecipazioni qualificate e quelli che concorrono a formare il reddito complessivo dell’investitore. Ogni persona fisica può investire un minimo di 500 euro e un massimo di 30mila euro l’anno, con un limite complessivo (vale a dire nell’arco dei cinque anni previsti) pari a 150mila euro. I versamenti possono essere rateizzati. E attenzione: se alla conclusione dell’investimento non ci saranno utili ma perdite il risparmiatore dovrà rispettare le regole generali dei fondi per il credito di imposta. Inoltre, la mini-patrimoniale del 2 per mille sul valore del portafoglio a fine anno deve essere comunque versata.

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