Risparmio gestito – Scommettiamo sull’euro?

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di Matteo Chiamenti 12 Ottobre 2010 | 09:00
Ancora spazio per un apprezzamento della moneta unica. Ecco la view di Pierre Lequeux, Responsabile currency management di Aviva Investors.

Una moneta debole è utile per la competitività dell’export di un Paese. Tuttavia, ha anche un certo impatto sul costo delle importazioni e implicazioni in termini di inflazione importata. Una moneta debole può creare, inoltre, tensioni tra i partner commerciali – come è il caso di Stati Uniti e Cina. Anche se può essere utile nel breve termine, ritengo che la svalutazione di una moneta in funzione di un aumento della competitività è generalmente una decisione miope in quanto crea squilibrio e una cattiva allocazione di risorse e capitali.
 
E’ vero che da giugno l’euro ha guadagnato molto, ma il cambio euro-dollaro è ancora sotto l’1,43 di inizio anno e ancora lontano dall’1,60 toccato nel 2008, quando la BCE e Trichet ne hanno disapprovato il livello troppo alto. Ritengo quindi che ci sia ancora terreno per un ulteriore apprezzamento della moneta unica.
 
Ci sono molti motivi dietro l’aumento dell’euro. Per via della grande quantità di liquidità che è stata pompata nel sistema del dollaro attraverso le misure di quantitative easing, investimenti in dollari sono stati “riciclati” e  reinvestiti, per esempio, in asset non denominati in dollari per avere rendimenti più elevati. Questo ha portato a un deprezzamento del dollaro rispetto l’euro. Inoltre, la Banca Centrale Europea ha fino ad ora gestito molto bene la crisi del debito che ha colpito i Paesi periferici contribuendo al rafforzamento dell’euro e al miglioramento dei dati economici in generale. Infine, alcune banche centrali asiatiche nel culmine della crisi non hanno riciclato i loro surplus altrettanto velocemente di altre, si sono quindi ritrovate poco esposte rispetto all’euro e stanno ora riaggiustando i loro portafogli ricomprandolo. Ma anche se rimane un certo cinismo nei confronti di alcune questioni strutturali non ancora risolte, il mercato è tornato a una certa normalità.

Gli effetti dell’apprezzamento della valuta sono in un certo senso simili a una stretta monetaria con possibili implicazioni, quindi, sull’efficienza della politica monetaria di una banca centrale. In definitiva, un euro troppo forte potrebbe creare problemi alla BCE. Tuttavia, credo che – anche se nel breve termine la recente manovra potrebbe essere considerata significativa – l’euro non ha ancora raggiunto un livello tale per cui potrebbe creare problemi alla BCE. Secondo me, un euro forte riflette un voto di approvazione per il modo in cui la banca centrale e le autorità stanno gestendo l’economia.

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