L’asso Siniscalco piace a Tremonti

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Avatar di Redazione 7 Marzo 2011 | 13:00
Una carriera sempre in prima pagina. Dal Carlo Alberto di Torino a Cambridge

di Luca Spoldi

 
Un “grand commis” dall’invidiabile cursus honorum: sposato e padre di due ragazze, torinese (classe 1954), Domenico (“Mimmo” per gli amici più intimi) Siniscalco si è diplomato al Liceo Classico Alfieri, per poi laurearsi in giurisprudenza sempre a Torino e conseguire il PhD in economia a Cambridge e, prima di diventare presidente di Assogestioni, ha ricoperto un lungo elenco di incarichi di prestigio tanto in ambito accademico quanto professionale. In campo accademico ha insegnato Economia alla Luiss, all’Università di Cagliari, alla Johns Hopkins University, a Cambridge, all’Università Cattolica di Lovanio e all’università di Torino, ha scritto numerosi testi universitari e pubblicato oltre 90 ricerche e approfondimenti su tematiche che hanno spaziato dalla politica industriale alle privatizzazioni, dall’energia all’economia dell’ambiente, spesso su riviste prestigiose come la European Economic Review e il Journal of Public Economics, oltre ad essere per anni commentatore per La Stampa e Il Sole24Ore. In campo professionale è stato consigliere di amministrazione per molte importanti multinazionali italiane come Eni e Telecom Italia, oltre a organizzazioni no-profit italiane ed estere (tra cui la Reale Accademia Svedese di Scienze). Frequentatore del “palazzo” sin dai tempi in cui era l’allievo prediletto di Franco Reviglio, Siniscalco è stato nominato dal primo governo Berlusconi, nel 2001, direttore generale del Tesoro per divenire, nel luglio del 2004, titolare del ministero dell’Economia e Finanze del secondo (e poi terzo) governo Berlusconi, sino a dimettersi alla vigilia della riunione del Fondo monetario internazionale del 23 settembre 2005 in aperta polemica con l’allora governatore di Banca d’Italia, Antonio Fazio, oltre che con la gestione del “caso Bankitalia” e dei troppi compromessi adottati per la finanziaria di quell’anno dal governo italiano. Dimissioni che, quasi come un contrappasso, seguivano a distanza di soli 14 mesi, con motivazioni del tutto analoghe, quelle del suo predecessore Giulio Tremonti, che lo ha poi nuovamente sostituito ed è tuttora titolare del dicastero. Una “staffetta” che aveva per qualche tempo incrinato i rapporti, ora rinsaldati, tra i due “supertecnici” che condividono solo l’abitudine a mantenere una “schiena diritta” anche nei frangenti più difficili, ma anche l’appartenenza a quel piccolo nucleo di imprenditori, politici ed esperti italiani chiamati negli anni a far parte del “club Bilderberg”, il meeting economico annuale cui partecipano su invito, sin dal 1952, circa 130 politici e uomini d’affari mondiali e che prende il nome dall’hotel Bildeberg, a Oosterbeek, in Olanda, dove il gruppo si riunì nel 1954. Uscito dal governo italiano, Siniscalco (nominato Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel novembre del 2005 su iniziativa dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi) non ha avuto che pochi mesi per tornare alle sue lezioni a Torino prima che Morgan Stanley lo nominasse, nell’aprile del 2006, Managing Director e Vice Chairman di Morgan Stanley International con responsabilità per lo sviluppo del gruppo in Europa e quindi, nel novembre del 2007, Country Head e Chief Executive per le attività italiane del gruppo. Nella primavera dello scorso anno il nome di Siniscalco è stato indicato tra i più accreditati come candidato alla presidenza del Consiglio di Gestione di Intesa SanPaolo, ma lo scontro sul suo nome tra il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e il presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, oltre ai contrasti che sarebbero sorti in seno alla Compagnia di Sanpaolo, lo ha però indotto a ritirare la propria disponibilità, lasciando così spazio a un altro professore torinese, Andrea Beltratti. Poco male, visto che qualche settimana prima, nel marzo dello scorso anno, era giunta anche la nomina a presidente di Assogestioni. Un poltrona dalla quale Siniscalco sembra aver subito messo a frutto la sua esperienza e i suoi buoni rapporti con Tremonti, visto che in questi giorni è in dirittura d’arrivo, salvo sorprese dell’ultimo momento, l’equiparazione fiscale della tassazione del 12,5% sulle performance dei fondi comuni italiani che anziché sul maturato sarà ora calcolata in sede di riscatto delle quote, come finora accadeva per i fondi esteri. Un risultato che ora attende la conversione in legge del provvedimento già approvato al Senato del decreto cosidetto “Milleproroghe”.

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