Fondi comuni – Per i gestori ROE al 15%

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di Biagio Campo 5 Aprile 2011 | 08:00
Consolidamento in atto ed obbiettivo di aumento della redditività, dopo che la crisi ha colpito le masse e la reputazione di molti gestori, questi i primi risultati emersi dall’indagine mondiale di Accenture e RBC Dexia sui fondi comuni.

Riportiamo in questa primo articolo alcuni dei risultati del sondaggio condotto in collaborazione tra Accenture, società globale di consulenza di gestione, servizi tecnologici e outsourcing, con circa 204.000 dipendenti in oltre 120 paesi e RBC Dexia, tra i primi dieci istituti depositari globali, con un patrimonio gestito di 2.700 miliardi di dollari statunitensi, che permette di fare chiarezza sulle tendenze dell’industria dei fondi d’investimento.
All’indagine, che ha avuto luogo tra settembre e novembre 2010, hanno partecipato oltre 80 società di gestione con una presenza globale; il 51% delle quali nel 2009 ha ottenuto ricavi superiori ad 1 miliardo di dollari, il 33% tra 250 milioni ed 1 miliardo ed il 16% inferiori a 250 milioni.

Una prima tendenza emersa è il graduale consolidamento in atto.
Le economie di scala costituiscono un fattore sempre più importante nel determinare l’efficienza operativa e inducono ad affidare i mandati alle società di gestione specializzate di maggiori dimensioni.

I 10 principali gestori rappresentano ormai il 35% dei capitali delle 100 maggiori società globali di gestione di fondi.
Nel 2010 quattro tendenze principali hanno continuato a spingere questa concentrazione nel settore:
1 La domanda crescente di prodotti a basso costo come i fondi indicizzati, che richiedono economie di scala per essere redditizi;
2 L’outsourcing da parte degli investitori istituzionali (ad esempio compagnie di assicurazione e fondi pensione) e delle società di private banking di mandati di gestione degli investimenti a gestori di fondi esterni;
3 La costante diminuzione dei fondi pensione gestiti internamente dalle società a favore di fondi gestiti da società di gestione esterne;
4 L’attività di fusione e acquisizione legata alla dismissione delle divisioni di gestione del risparmio e all’acquisizione di boutique di minori dimensioni da parte di operatori più grandi.

Le recenti turbolenze che hanno investito i mercati finanziari globali hanno avuto una profonda incidenza sulla reputazione e sulla redditività dell’industria del risparmio gestito. Il calo delle quotazioni di mercato e lo spostamento generalizzato da prodotti ad alti margini a prodotti molto liquidi e con basse commissioni hanno ridotto i ricavi. Gli obiettivi di ROE (return on equity) sono generalmente in calo: il 50% dei gestori partecipanti al sondaggio afferma che i target sono stati rivisti al ribasso e il 59% indica un target inferiore al 15%.
Entrando più in dettaglio, il 17% dei gestori ha dichiarato di avere un obiettivo di ROE superiore al 20%, il 14% nell’intervallo 16%-20%, mentre il maggior numero degli intervistati si posiziona nel range 10%-15%. Il 14% dei gestori ha un obiettivo inferiore al 10%, mentre il 10% non è in grado di rispondere.

Le società di gestione hanno a disposizione una serie di opzioni per incrementare i propri risultati finanziari ovvero assumere maggiore rischio in bilancio (un’ipotesi scartata dalla maggior parte dei gestori), espandere la propria attività esistente (tramite l’acquisizione di nuovi clienti e la massimizzazione delle performance d’investimento), o migliorare i margini di profitto (tramite la riduzione e la ristrutturazione dei costi da una parte e la vendita di prodotti con margini più alti dall’altra).

 

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