Fondi comuni – I rendimenti si fanno emergenti

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di Diana Bin 22 Aprile 2011 | 09:00
Buone occasioni tra le small e mid cap locali. Parola di Alan Wang (Ubam)

Oggi la Cina è il luogo giusto dove investire. Parola di Alan Wang, gestore del fondo Ubam Value Partners Value China Equity che investe in società locali sottovalutate dal mercato e in grado di beneficiare della forte crescita economica del Paese. Gestito da Union Bancaire Privée (Ubp), il fondo punta a sovraperformare l’indice Msci Golden Dragon NR investendo in 80-100 società con sede in Cina, Hong Kong e Taiwan. Oltre alle compagnie a elevata capitalizzazione, i gestori mettono in campo la propria conoscenza del mercato locale per selezionare small e mid cap ignorate dagli investitori e quindi non adeguatamente prezzate.

Ma perché gli investitori internazionali dovrebbero scommettere proprio sulla Cina?

Con un Pil atteso in crescita di circa l’8% nel 2011 e utili in forte rialzo, il Dragone rimarrà probabilmente una delle economie in più rapida crescita a livello mondiale anche nei prossimi anni, fornendo numerose opportunità d’investimento, ha spiegato Wang in un’intervista a SOLDI, puntando l’attenzione in particolare su due importanti tendenze che si stanno iniziando a delineare. La prima riguarda la crescita non solo qualitativa, ma anche quantitativa dei consumi, dal momento che il livello di reddito dei cinesi è salito notevolmente negli ultimi anni, provocando un notevole infoltimento classe medio-alta. Un contesto di cui sta beneficiando in primis il settore del lusso, dai gioielli alle auto di fascia alta.

Quali sono i titoli più interessanti in cui investire in questo momento?
Ci sono Brilliance China Automotive, presente nel portafoglio del fondo Ubam VP China Equity con oltre il 5%. Quotata alla Borsa di Hong Kong e di Francoforte e ottava produttrice di auto in Cina, la casa automobilistica ha siglato nel 2003 una jv con Bmw per costruire localmente le Serie 3 e le Serie 5. La domanda di Bmw sta crescendo in Cina molto più rapidamente rispetto a quella di auto locali come le Geely e le Byd, in quanto il marchio viene percepito come simbolo di benessere economico. In quest’ottica, credo che Brilliance vada considerata come una società di prodotti di consumo più che come una società manifatturiera. E il titolo ci piace molto. Dall’inizio del 2010, quando valeva poco sopra 2 Hkd (dollari di Hong Kong), l’azione ha più che raddoppiato il suo prezzo, arrivando oggi a quasi 7,8 Hkd e il trend positivo dovrebbe protrarsi ancora a lungo.

La crescita oggi, sempre per effetto del migliorato benessere, è galoppante è l’aumento dell’inflazione è un problema…
Sì. Ora siamo nel momento del passaggio dalla manodopera all’automazione: per evitare un deterioramento dei margini le società devono cercare di sostituire la manodopera con i macchinari, il che porterà nel prossimo futuro a una forte crescita dei sistemi di automazione high tech. Senza dimenticare la buona domanda di cui sta beneficiando il settore del cemento, grazie allo sviluppo di progetti di edilizia sociale, con la costruzione di 36 milioni di nuove unità abitative in programma nei prossimi tre anni. L’aumento dell’inflazione ora è uno dei rischi che più spaventa gli investitori stranieri. L’indice dei prezzi al consumo ha raggiunto il 3,3% in Cina nel 2010 e si prevede salirà al 4% nel 2011. A gennaio e febbraio l’inflazione ha toccato il 4,9% e mi aspetto che cresca ancora fino a circa il 5% prima di iniziare a scendere nell’ultima parte di quest’anno. Il governo sta mettendo in atto una politica monetaria restrittiva e nei prossimi mesi si dovrebbe assistere a un ulteriore incremento dei tassi di interesse, nel tentativo di contenere l’aumento dei prezzi facendo rallentare la crescita dell’economia. Ma per mantenere una stabilità sociale il governo non può sacrificare troppo la crescita economica. Pechino è caduta in questo errore solo tre anni fa, quando l’eccessiva stretta monetaria aveva provocato una brusca frenata dell’economia, suscitando forti preoccupazioni sociali.

Inoltre, come tutti gli altri mercati, la Cina è soggetta anche a rischi esogeni.
Esatto, come la volatilità innescata dalla situazione in Libia e dal terremoto in Giappone, che hanno provocato il panico tra gli investitori. Si tratta di rischi che non possiamo controllare e che non hanno niente a che fare con i fondamentali delle compagnie cinesi, ma che vanno comunque costantemente monitorai. Alla luce di queste considerazioni, secondo noi il mercato cinese rappresenta attualmente un mercato molto interessante per gli investitori internazionali, a cui continua a offrire buone opportunità sia sul breve sia sul lungo termine. Ma è necessario capire i rischi di questo mercato e selezionare attentamente le azioni in cui investire. In particolare, è sempre meglio cercare di evitare compagnie con elevati rischi collegati alle tensioni geopolitiche, preferendo società più orientate al mercato. Il settore delle utility è controllato dal governo, che ha bloccato i prezzi del gasolio, del gas naturale e dell’elettricità. Mentre i settori in cui le compagnie possono decidere da sole il prezzo presentano rischi inferiori.

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