Fondi comuni – Quante opportuinità negli emergenti

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di Redazione 6 Maggio 2011 | 12:00
Thames River Capital è parte del gruppo F&C dal settembre del 2010. E’ lei a svelarci paesi e società interessanti dei mercati emergenti.

 A livello globale il gruppo F&C conta su 105.8 miliardi di masse gestite, ovvero 119 miliardi di euro. Ma Thames River Capital (TRC) è prima di tutto però una multiboutique asset management nata nel 1998. Il gruppo, con le sue affiliate, gestisce un range di fondi multi-manager, fondi Ucits 3 tradizionali e long/short. Il team di investimento è specializzato in aree che includono alternativi, multi-manager, global bond, global credit, Securities su immobili, acqua e agricoltura. A capo del fondo Thames River global Emerging Market (autorizzato alla clientela retail in Italia) e del team sui mercati emergenti ci sono i gestori Jeff Chowdhry e Mike Sell. Il team è composto in tutto da 11 persone: 4 sono fund manager, 2 direttori, un analista e due assistenti fund manager. Il fondo è distribuito sulle piattaforme di distribuzione in Italia. L’obiettivo è quello di identificare e esplorare le migliori storie di crescita all’interno dei mercati emergenti attraverso un fondo Ucits 3 long-only. Secondo gli esperti, infatti, all’interno di un portafoglio diversificato, al fine di ottenere una crescita del capitale di lungo periodo. Una buona percentuale di emergenti non può mancare.

Ci spiega la vostra view sui mercati emergenti?
Il modo in cui molte delle economie dei mercati emergenti hanno affrontato il credit cruch e il successivo crollo dei mercati ha dimostrato e confermato la loro solidità e il loro enorme potenziale di crescita. Noi preferiamo adottare un approccio bottop up e top down, quello secondo noi in grado di portare a buone performance.

Per effetto delle maggiori prospettive di crescita economica, i mercati emergenti sono sempre più presenti nei portafogli degli investitori italiani ed europei. Eppure, a causa di volatilità, inflazione, tensioni geopolitiche, caro-petrolio non si incassano più le performance del passato…

Innanzitutto occorre fare una premessa, ovvero che dire mercati emergenti significa tutto e niente. Questi sono molto diversi tra loro sia dal punto di vista economico sia come piazze finanziarie e la prima logica da adottare, infatti, quando si valutano questi mercati, non è tanto quella settoriale quanto piuttosto quella geografica dato che anche le performance variano molto da paese a paese. È opportuno ricordare che investire sui mercati emergenti resta un’attività complessa. Una delle principali sfide per gli investitori è capire fino a quanto le prospettive di crescita di queste economie siano già state segnate dagli attuali prezzi azionari.

Azionario emergente, dunque. Come costruire allora un portafoglio?
In termini di diversificazione metterei l’azionario Cina fino a una percentuale del 20%. I mercati che ci piacciono di più oggi, infatti, sono oltre alla Cina, il Brasile e l’Indonesia. Quanto all’India, invece, l’inflazione e i tassi di interesse previsti al rialzo non avranno un grande impatto sul breve ma porteranno il paese a soffrire sul lungo termine. Mentre non ci interessano, a lungo termine, Corea, Sud Africa, Messico e Taiwan. Corea e Taiwan sono dominate dalle esportazioni e troppo legate all’economia statunitense, beneficeranno solo da andamenti ciclici positivi. Infine, non troviamo interessanti Sud Africa e Messico perchè sono paesi che non hanno interesse alle riforme strutturali in atto e delle infrastrutture.

In America Latina, dunque, oltre al Brasile?

L’America Latina ne esce molto bene: qui si conferma leader il Brasile con altri paesi come Colombia, Cile e Perù che fanno delle commodity il loro traino agli investimenti e all’export.

E il mercato russo?
Questa non è una storia di lungo termine. Nel paese, le autorità sono più interessate a mantenere il potere che a migliorare le infrastrutture e la corporate governance è ancora insoddisfacente. Essendo il mercato occupato dal settore oil&gas al 60% gli ultimi sei mesi sono andati molto bene e così sarà anche per il prossimo anno ma poi basta.

E la Cina?

Sta accadendo una vera e propria inversione di tendenza con gli Stati Uniti, per più di un secolo vera locomotiva del mondo. La Cina continua a crescere e I rubinetti delle banche sono aperti. Qui, sovrappesiamo il settore finanziario perché è molto diverso rispetto a quello dei paesi sviluppati dato che si sviluppa perlopiù nell’ottica dei finanziamenti che servono per aiutare la crescita economica del paese. rimane ottimista sulle prospettive dell’economia cinese a medio e lungo termine. Crede fermamente nella vitalità del consumatore cinese, specialmente vista la continua e rapida espansione della classe media.

Novità su prossimi paesi che aggiungerete al fondo?
Abbiamo iniziato ad aprire una posizione sulla Nigeria, sulla scia dell’outlook positivo nei confronti del prezzo del petrolio.

Qualche titolo?

America Movil, Itau Unibanco, China Construction Bank, Petrobras, Cnooc, Samsung Electronics, Gazprom, Taiwan Semiconductor, ICBC (China), Vale.

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