Risparmio gestito – Cose turche

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di Redazione 3 Giugno 2011 | 11:30
E’ ancora opportuno investire in Turchia? Ci risponde Gregor Holek, gestore azionario Mercati Emergenti ed esperto del mercato turco per Raiffeisen Capital Management.

Tutti gli investitori con un’esposizione sul mercato turco nel 2010 hanno ottenuto ottime performance, tra le migliori dei mercati emergenti. Solo lo scorso anno l’indice azionario di Istanbul, l’ISE National 100, ha registrato un incremento del 32,3% (in termini di Euro). Quest’anno, tuttavia, le azioni turche hanno perso circa il 5% da gennaio (al 26 maggio 2011).

“Anche se sono pochi i Mercati Emergenti che hanno fatto peggio della Turchia nel 2011, sono molti i fattori che puntano a una continuazione del successo della Turchia nel medio e lungo termine”, spiega Gregor Holek, gestore Emerging Markets ed esperto del mercato turco di Raiffeisen Capital Management. “La Turchia è una delle economie Europee che crescono più rapidamente. Nel 2010, la crescita economica ha generato un’espansione del 9,2% del PIL e per il 2011 prevediamo una crescita di circa il 5%”.
Tra i fattori cruciali a supporto della sesta economia d’Europa  si contano l’incremento dei salari e il conseguente aumento dei consumi interni tra i più giovani (73,5 milioni nel 2010). Come sottolineato da Holek: “Il reddito pro capite ha superato il livello dei 10.000 USD che è una soglia cruciale nei Mercati Emergenti. Inoltre i livelli del debito pubblico sono in declino e l’obiettivo di deficit di bilancio per il 2011 è solo del 2,8%. Gli sviluppi positivi sono sostenuti dai ricavi derivanti dalle privatizzazioni e dagli investimenti stranieri, che hanno continuato a crescere con costanza dal 2009”.

Nel contempo, la Turchia sta affrontando un’inflazione crescente (in parte dovuta all’incremento dei prezzi delle commodity). “Anche se il tasso d’inflazione annuale oggi si trova su una curva discendente, per i prossimi mesi c’è ancora il rischio di un brusco rialzo dell’inflazione. La dipendenza della Turchia dall’importazione di materie prime e la robusta domanda interna continuano a essere fattori che rappresentano un rischio per la stabilità di lungo termine”, ha commentato Holek. Le stime sull’inflazione per la seconda parte del 2011, pubblicate dalla banca centrale alla fine di aprile, mostrano un’inflazione attesa più elevata, dovuta soprattutto al più alto prezzo del petrolio.

La Lira turca continua ad essere la valuta più debole della regione, situazione che sta bene alla banca centrale del Paese. Se l’evoluzione del mercato mondiale di petrolio e generi alimentari continuasse su questa strada, le previsioni sull’inflazione in Turchia potrebbero tornare rapidamente a peggiorare. Come spiegato da Holek “Questo potrebbe richiedere una risposta da parte della banca centrale che ha abbassato il tasso chiave per due volte negli ultimi mesi, ma potrebbe anche creare le basi per il ritorno di una moneta più forte. Di conseguenza ci troviamo  ancora davanti a un’opera di equilibrismo tra l’evitare un surriscaldamento dell’economia e il non soffocare la crescita economica. Finora la banca centrale ha avuto successo, incoraggiando l’ottimismo per il futuro”.

Dopo la Russia, la Turchia è il mercato azionario più importante della regione. I volumi giornalieri scambiati sulla borsa locale, l’International Stock Exchange (ISE), si aggirano tra 1 e 2 miliardi di dollari. Gli investitori non residenti detengono una quota compresa tra il 65% e l’85% del cosiddetto flottante.

I prezzi delle azioni sulla borsa di Istanbul hanno corso al rialzo nelle ultime settimane, ma questa crescita è dovuta probabilmente a una reazione rispetto alla sotto-preformance del periodo precedente. “Nel breve/medio termine sono piuttosto esigui i fattori che possono sollecitare un aumento sostenuto del prezzo delle azioni. Di conseguenza non ci aspettiamo, nel breve, di vedere ulteriori guadagni sulla borsa turca”.

Le banche rappresentano uno dei motori del mercato azionario turco. Il sistema bancario è considerato come molto stabile e il livello di debito pubblico è relativamente basso (2010: 42,8% del PIL). Va infine considerato che la Turchia gioca un importante ruolo di mediazione tra Europa e Medio Oriente: gode di eccellenti relazioni con i ricchi paesi del Golfo ed è contemporaneamente un importante partner commerciale dell’Unione Europea (e un candidato all’ammissione già dal 2005).
“Questa posizione privilegiata permetterà alla Turchia di trarre vantaggio dai cambiamenti in atto in Nord Africa e Medio Oriente, in quanto per i paesi della regione rappresenta una via di transito verso l’Unione Europea. Vantaggio che, nel medio-lungo termine, favorirà anche l’andamento del mercato azionario del Paese”, conclude Holek.

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