Azimut? Sì, spende e si espande

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di Redazione 8 Settembre 2011 | 14:02
La raccolta e le iniziative all’estero in un anno a dir poco articolato

Nella nota sui numeri del primo semestre 2011, alla voce “reclutamento”, Azimut scriveva: “Azimut Consulenza, AZ Investimenti e Apogeo hanno registrato settantacinque nuove ingressi, portando il totale delle reti a 1.406 unità”. È l’aggancio per contattare gli uffici del gruppo e fare il punto con il presidente e amministratore delegato Pietro Giuliani sugli obiettivi di crescita di casa Azimut. Incremento delle reti, ma non soltanto. Il 2011 non passerà alla storia come un anno facile, per tutti i mercati.

Dalla prima seduta di gennaio a quella del primo settembre, il titolo ha perso il 27%, sostanzialmente in linea con le altre azioni del comparto a Piazza Affari: -25% per Banca Generali, – 16% per Mediolanum. Una storia un po’ meno cupa la raccontano i dati al 30 giugno, presentati alla fine di luglio, che parlano di un gruppo sostanzialmente in tenuta: stando alla nota, infatti, i ricavi sono saliti dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2010, mentre l’utile netto si è contratto del 2,9%, collocandosi poco sotto i 45 milioni di euro (44,8, per essere precisi).

Il totale delle masse gestite a giugno ha raggiunto i 14,4 miliardi di euro. “Il dato comprensivo del risparmio amministrato”, si leggeva sempre nella nota, “arriva a 16,4 miliardi di euro”. Un mese dopo, a luglio, il gruppo ha registrato una raccolta netta di risparmio gestito positiva per 11,6 milioni, insieme con la revisione delle due voci: masse gestite a 14,2 miliardi di euro, dato comprensivo a 16,2 miliardi. Tra un dato e l’altro, Azimut ha portato a casa qualche acquisizione. A metà luglio, comunicava di essersi aggiudicata il 50% della svizzera Katarsis Capital Advisors.

Presidente, quale messaggio volevate mandare con questa operazione?

L’Azimut del terzo decennio è un gruppo che guarda fortemente all’estero e che, nello stesso tempo, continua a credere nella propria attività in Italia e nel proprio modello di business basato sulla partnership con i financial partner e sugli investimenti nella gestione.
Nell’ottica di supportare al meglio l’attività dei nostri promotori, continuiamo a investire anche in tecnologia e strumenti innovativi. Oggi siamo una realtà internazionale che è in grado di offrire servizi e prodotti con caratteristiche uniche sul mercato grazie anche alle expertise recentemente acquisite. Solo nell’ultimo anno, abbiamo portato a termine acquisizioni mirate di team di gestori senior con competenze specifiche in Svizzera, Montecarlo e Turchia. Un progetto importante è stato avviato in Cina, dove a fine 2010 abbiamo aperto uffici a Hong Kong e Shangai e dove contiamo di rafforzare la nostra presenza passando dalle attuali 15 a 70 unità nei prossimi tre anni. Già si vedono i primi risultati di questa strategia: a giugno abbiamo lanciato il Renminbi Opportunities Fund, il primo fondo europeo Ucits III armonizzato che consente di investire sulla valuta cinese.

Confermate gli obiettivi a fine anno?

Siamo fiduciosi perché abbiamo lavorato bene proseguendo nella strategia di crescita, innovando prodotti e rafforzando la nostra offerta. Sebbene il contesto sia mutevole e sia difficile fare previsioni, contiamo però di raggiungere una raccolta complessiva compresa tra i 500 milioni e un miliardo.

Lei come ha letto i segnali inviati dal mercato nel mese di agosto?

Agosto è stato un mese in cui hanno prevalso il nervosismo e l’irrazionalità e in cui il mercato si è lasciato trasportare dall’emotività e dal panico, forse anche condizionato dall’esperienza del 2008. Sono convinto però che nel mondo ci sia ancora valore: molte aziende sono sane e redditizie e diversificando a livello globale possono esserci buone opportunità di guadagno. Ovviamente, bisogna essere disposti ad accettare una situazione di alta volatilità dei mercati e un contesto molto delicato.

Quale strategia state pianificando per i prossimi mesi?

La nostra offerta è diversificata e segue la crescita internazionale del gruppo. L’approccio Azimut non è più solo italiano ma globale, e grazie a questa apertura abbiamo saputo affrontare con più armi questo momento di difficoltà. Inoltre, stiamo rafforzando i canali di comunicazione tra gestione e rete anche attraverso strumenti utili a supportare l’attività dei consulenti: oltre a predisporre del materiale ad hoc, per esempio, organizziamo delle conference call in cui i promotori ricevono la view di mercato e l’aggiornamento sui prodotti direttamente da tutti gestori.

Pensa che, con l’incertezza che si respira sui mercati, i risparmiatori si affideranno al vostro settore con più convinzione e meno “fai da te”?

Il “fai da te” è una soluzione spesso pericolosa, soprattutto nei periodi come quello attuale in cui i mercati sono governati dall’incertezza, e i rischi connessi a questo creano le condizioni perché ci sia un ritorno al gestito. Il risparmiatore deve evitare di farsi prendere dal panico e affidarsi a un bravo consulente, capace e professionale, che sappia gestire l’emotività e disponga degli strumenti adatti per sottrarre il cliente da scelte dannose e affrontare il momento. Diversificare gli investimenti rimane la soluzione migliore: investendo in tutto il mondo con strumenti e nuove tecniche gestionali pensate anche per proteggere il portafoglio e ottenere rendimenti adeguati non correlati ai mercati. Ed è quello che stiamo facendo in Azimut.

A proposito di promotori: in questo momento voi state cercando?

Noi siamo sempre alla ricerca di professionisti capaci su tutto il territorio italiano, di profilo medio/alto, con solide competenze unite a entusiasmo e spirito imprenditoriale in linea con la storia e il modello del gruppo Azimut. Ad oggi stiamo crescendo in linea con le nostre aspettative e vogliamo proseguire su questa strada. Siamo cresciuti in tutte le nostre tre reti con professionisti di alto livello. In particolare, la divisione Azimut Wealth Management sta diventando sempre più un polo attrattivo per i private banker che vogliono “guadagnare per quello che valgono” e affrancarsi dal mondo bancario tradizionale.

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