Swiss&Global: nel 2012 la crisi non sparirà, ma la recessione mondiale è un’ombra lontana

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di Redazione 26 Gennaio 2012 | 15:49
Parola di Stefan Angele, capo della divisione Investment Management di Swiss&Global Asset Management, secondo cui…

Il 2012 non sarà certo un anno brillante dal punto di vista della crescita economica mondiale, ma – almeno per il momento – una recessione globale sembra uno scenario piuttosto improbabile. Parola di Stefan Angele, capo della divisione Investment Management di Swiss&Global Asset Management, intervenuto oggi nel corso del workshop organizzato a Milano. “I problemi attuali – squilibri strutturali, livelli di indebitamento eccessivi e un rallentamento della dinamica di crescita economica – non svaniranno dall’oggi al domani. La buona notizia è tuttavia che i mercati finanziari hanno già scontato in larga misura questi fattori”, ha spiegato il gestore. “Il nostro scenario di riferimento per il 2012 prefigura un’ulteriore decelerazione dell’espansione economica a livello mondiale, per lo meno nel primo semestre, ma senza che si arrivi a una recessione globale.

L’economia statunitense sembra in grado di resistere piuttosto bene, con la Fed intenta a perseguire una politica aggressiva di reflazione. I rischi di una recessione sono concentrati soprattutto in Europa, in particolare in alcune economie fortemente indebitate dell’eurozona. Qui il problema economico fondamentale non è tanto il debito in sé, quanto che l’unione dei trasferimenti creata in Europa, con tutte le sue distorsioni, ha prodotto tassi d’interesse eccessivamente bassi per alcuni paesi, che hanno dato luogo a un’allocazione altrettanto distorta e disastrosa dei capitali e a un deterioramento significativo (e difficile da invertire) della competitività”.

Il mantenimento di un’unione dei trasferimenti permanente con le strutture attuali pare un’opzione poco probabile, ha continuato Angele, che, tra le vie per una maggiore stabilità, cita tre fattori: una politica economica e fiscale comune in Europa, la ristrutturazione del debito sovrano di diversi Stati membri e una disgregazione dell’eurozona con lo sviluppo di un nuovo nucleo di paesi core. Sebbene la prima proposta paia attualmente quella privilegiata dalle autorità politiche, il problema è che rischia di non essere sufficiente, conclude il gestore. Le altre due proposte comporterebbero quasi certamente rischi considerevoli e accentuerebbero le tensioni nel sistema finanziario e sui mercati dei capitali di tutto il mondo.

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