Come scegliere i fondi comuni

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Sono pochi i fondi comuni d’investimento che nel lungo periodo sono riusciti a battere il benchmark, tuttavia non mancano casi di risultati superiori alla media. Paolo Biamino ci spiega come in Euromobialire SGR selezionano i fondi comuni.

Biagio Campo di Biagio Campo20 marzo 2012 | 10:00

Sono pochi i fondi comuni d’investimento che nel lungo periodo sono riusciti a battere il benchmark, tuttavia non mancano casi di risultati superiori alla media. Come analizzato da Jeremy J. Siegel il gestore Bill Miller, con il Legg Mason Value Fund, ha battuto per 15 anni di fila, dal 1991 al 2005, lo Standard & Poor’s 500; il Magellan Fund, guidato da Peter Lynch, tra il 1977 ed il 1990 ha realizzato un risultato del 13% annuo superiore a quello del mercato. Il principale motivo per risultati sotto il benchmark sono dovuti alle commissioni dei fondi.

Dal gennaio 1971 al dicembre 2006 il rendimento medio sui fondi comuni azionari è stato del 10,49% annuo, ovvero 1,06 punti percentuali inferiori all’indice Wilshire 500 e 1,04 meno dello Standard & Poor’s 500. In un sistema finanziario come quello italiano, nel quale non prevale un’architettura aperta ed il risparmiatore è spesso costretto ad acquistare i prodotti appartenenti al gruppo bancario, si pone poca attenzione a come scegliere un fondo comune, analizzando come unico parametro la performance dell’ultimo periodo, quando il punto chiave va ricercato sulla modalità di procedere e non sul risultato.

Con Paolo Biamino, Responsabile Fund Selection di Euromobiliare A.M. SGR, società con una massa in gestione di circa 12 miliardi di Euro, in parte allocati in gestioni patrimoniali in fondi, ed in fondi di fondi, capiamo il processo di selezione dei fondi comuni da parte di Euromobiliare SGR.

La difficoltà maggiore nel selezionare i fondi è dovuta al fatto la maggior parte di questi strumenti non raggiunge il benchmark?

In genere i benchmark tendono a posizionarsi nel primo e secondo quartile di ciascuna asset class. Alcuni indici sono poi sistematicamente più difficili da battere, ad esempio quelli emergenti, in quanto sono caratterizzati da un forte momentum. Convivere con questa difficoltà fa parte del mestiere di selezionatore. Negli ultimi anni, però, la discontinuità dei mercati finanziari ha determinato, come ulteriore difficoltà, le repentine rotazioni di stile. Per fare un esempio, a fine settembre 2011, chi investiva in titoli azionari di aziende stabili o ad alto dividendo era al top della lista, nel 2010 si sarebbe invece trovato a fondo scala. Il contrario sarebbe accaduto a chi avesse adottato uno stile di investimento growth, improntato alla crescita attesa degli utili futuri. Possiamo però sperare che, in un orizzonte temporale pluriennale, questo fenomeno si attenui notevolmente.


Quanti fondi analizzate?
 
Dal 2008 ad oggi abbiamo analizzato oltre 300 fondi di almeno 50 case, con una copertura su ogni tipo di asset class. La nostra specializzazione tuttavia è nell’ambito del fixed income e nelle strategie alternative in formato UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities). Solitamente abbiamo un investimento consistente in una sessantina di fondi.

Che ruolo riveste l’analisi qualitativa?
 
L’analisi qualitativa è il cuore del nostro lavoro e prendiamo tutto il tempo necessario per svolgere questo compito. Abbiamo definito una serie di principi cardine della nostra attività, che possiamo cosi riassumere: un fondo, per potere entrare nella nostra buy-list, deve offrire trasparenza circa il processo di investimento e gli strumenti utilizzati, coerenza tra gli obiettivi che si pone ed il processo di investimento seguito, un profilo di liquidità coerente con il formato UCITS. Il nostro lavoro si concentra poi sulle seguenti aree: struttura organizzativa, team di gestione, processo di investimento, risk management, liquidità, reporting e trasparenza. A ciascuna di esse viene assegnato un punteggio, da cui fuoriesce un rating per il fondo. Rating insufficienti determinano limitazioni o esclusioni dell’investimento. Inoltre ci siamo posti spesso problematiche, ad esempio sul securities lending o le strutture total return swap, che abbiamo poi visto balzare alle cronache.

Dopo i risultati incoraggianti dello scorso anno i fondi NEWCITS non sembrano più riceve le medesime attenzioni dagli investitori. Qual è la vostra opinione?
 
I fondi NEWCITS rappresentano a nostro avviso una gradita opportunità per il settore, se non altro perchè introducono nuovi talenti e strategie di investimento prima non disponibili. Il talento deve essere però supportato da una struttura adeguata, per cui di solito evitiamo micro-boutique prive di esperienza nel mondo dei fondi d’investimento UCITS. Inoltre le strategie importate devono risultare liquide ed effettivamente conformi alla direttiva UCITS. E’ inutile dire che, pur non escludendole a priori, siamo molto cauti quando si tratta di analizzare strategie UCITS importate con il meccanismo del total return swap. Riteniamo poi che, da un punto di vista culturale, un hedge fund manager che si avvicini al mondo dei fondi regolamentati debba sottostare a regole del gioco diverse, accettando di offrire un livello di trasparenza superiore a quanto non sia abituato a fare nel suo ambito di origine.

Quali sono le piazze più importanti per il settore del risparmio gestito?
 
L’unico paese al mondo in cui l’asset management è davvero un’industria sono gli Stati Uniti, con una struttura policentrica tra cui spiccano Boston per la gestione di fondi comuni più tradizionali e New York per il mondo hedge fund. A confronto la piazza di Londra, pur venendo seconda, è ancora artigianale. La Francia rappresenta a nostro avviso un esempio che l’Italia avrebbe potuto seguire. La Francia non aveva in partenza una cultura finanziaria comparabile con i paesi anglosassoni, né grandi investitori istituzionali come vi sono in Germania e Paesi Bassi. Il governo però ha creduto nello sviluppo dell’industria finanziaria, mentre le grandi banche hanno investito risorse nello sviluppo di case prodotto. Inoltre il sistema scolastico francese è tra i migliori al mondo nell’insegnamento della matematica, ragion per cui i francesi si sono in un certo senso specializzati nei metodi quantitativi applicati alla finanza. Infine, in Francia, numerose istituzioni di estrazione bancaria o assicurativa, sono disposte a offrire quello che in gerco tecnico si definisce incubazione, ovvero il finanziamento diretto o lo stretto monitoraggio di nuove iniziative di asset management, di conseguenza Parigi pullula di boutique del risparmio gestito. 
 
 

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