Threadneedle continua a preferire gli Stati Uniti

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di Redazione 11 Aprile 2012 | 12:27
Parla Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle…

La mano invisibile del deleveraging limiterà l’attività in Europa, Regno Unito compreso, per parecchi anni. Ne è convinto Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle, che spiega di continuare parallelamente ad avere fiducia verso la capacità delle autorità cinesi nella gestione di un atterraggio morbido e di ritenere che i mercati emergenti in generale continueranno a guidare una crescita globale. Gli Stati Uniti si trovano all’incirca a metà, con i mercati immobiliare e dell’occupazione in via di stabilizzazione e misure di austerity ancora in attesa fino al prossimo anno. “Svaniti gli effetti dell’operazione di rifinanziamento a lungo termine”, continua il gestore, “abbiamo visto gli asset a rischio entrare in una fase di fermo. In febbraio abbiamo ridotto il nostro sovraccarico in azioni e ora siamo contenti dell’attuale posizionamento più equilibrato. Con i rischi reali rimanenti, prevediamo di avere varie opportunità di incrementare nuovamente il nostro sovraccarico in azioni nei mesi a venire”.

“Per quanto riguarda le azioni, gli Stati Uniti rappresentano il nostro mercato sviluppato preferito. Il sistema bancario statunitense si è risanato molto più velocemente rispetto a quello europeo ed è ora possibile affermare che i recenti stress test abbiano marcato la fine della crisi finanziaria in America. Ciò rappresenta una delle condizioni essenziali per la ripresa economica e prevediamo che il tono migliorato dei dati macro venga mantenuto almeno fino alle elezioni presidenziali di novembre. Secondo una visione a lungo termine, il fiscal drag potrebbe ridurre la crescita del PIL dell’1,5% all’anno, per tre anni, a partire dal 2013. Ciò verrà tuttavia compensato dal vantaggio offerto dall’energia nazionale a basso costo, che sosterrà probabilmente una rinascita industriale negli Stati Uniti nel prossimo decennio.  In altri ambiti azionari, manteniamo la nostra esposizione verso i mercati dei beni di consumo in paesi emergenti – sia a livello nazionale che attraverso aziende in settori quali i beni di lusso europei e quello industriale britannico. Abbiamo tuttavia iniziato a sentire voci più caute da parte di coloro che guadagnano nei mercati emergenti e rimarremo in allerta verso qualunque dislocazione provocata dalla transizione della Cina verso un’economia più equilibrata”.

“Da un punto di vista tematico, continueremo a favorire le aziende di qualità superiore con caratteristiche ottimali di crescita a lungo termine. Si prevede che queste guideranno il mercato nella fase di deleveraging da parte di governi e consumatori. Apprezziamo in particolare le aziende con forti bilanci e solidi flussi di cassa, in quanto sono meno dipendenti dalle condizioni economiche e saranno in grado di restituire valore agli azionisti attraverso riacquisti e dividendi maggiori”. “Per quanto riguarda il reddito fisso, i rendimenti core dei bond governativi si sono finalmente rialzati in marzo, in risposta al miglioramento del macro sentiment e al sospetto che il QE in tutte le sue forme possa rimanere in sospeso. I rendimenti sembrano comunque ancora troppo bassi dato il background economico e le sfide affrontate dai governi. Continuiamo a favorire le aree a maggiore rendimento nel tasso fisso, dove gli spread stanno scontando i tassi di default più elevati rispetto a quanto ritenuto possibile. Inoltre, i mercati dei crediti stanno traendo beneficio dagli aspetti tecnici ampiamente positivi – un trend che prevediamo continuerà nel secondo trimestre.  Infine, conserviamo una posizione limitata nel settore immobiliare, dove sui rendimenti consistenti incombe la prospettiva del calo degli affitti e dell’erosione del capitale a seguito del fiacco panorama economico britannico”.

 

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