F. Templeton: un italiano su tre investirebbe sul proprio Paese

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di Redazione 14 Maggio 2012 | 11:41
Secondo l’indagine globale sul sentiment degli investitori, gli investimenti nel 2012 si concentreranno sui mercati domestici ma nel corso dei prossimi dieci anni…

Nel breve termine gli investitori internazionali rimangono prudenti preferendo posizioni difensive e investimenti nell’ambito dei mercati domestici mentre il sentiment si modifica quando la prospettiva diventa di lungo termine. Inoltre le aspettative per i prossimi cinque anni sia gli investimenti azionari che obbligazionari nei Paesi emergenti offriranno rendimenti maggiori di quelli dei Paesi sviluppati. È questo il risultato dell’annuale indagine globale svolta da Franklin Templeton sul sentiment degli investitori, che ha evidenziato come il 44% degli intervistati a livello mondiale si aspetti nel 2012 un tasso di rendimento sui propri investimenti del 5% o maggiore.

Allo stesso modo, quando si considera solo l’investimento azionario, il 40% degli intervistati è convinto di poter ottenere quest’anno un ritorno sui propri investimenti pari al 5% o maggiore. La fiducia aumenta si considera un orizzonte temporale di 10 anni, con il 50% degli intervistati che si attende anticipa lo stesso livello di ritorni positivi su base annua. In anticipo rispetto allo scorso anno, la Franklin Templeton Global Investor Sentiment Survey è stata condotta su un campione di oltre 20mila intervistati in 19 Paesi, che rappresentano il 70% del Pil mondiale.

“L’incertezza globale continua a influenzare le intenzioni degli investitori e rafforza il bisogno di adottare un piano d’investimenti ben diversificato e un adeguato sistema di risk management”, afferma Greg Johnson, presidente e ceo di Franklin Templeton Investments. “In quest’ambito riteniamo che i consulenti finanziari possano svolgere un ruolo fondamentale attraverso la valorizzazione presso gli investitori della propria esperienza e consulenza.”

Nel dettaglio per quanto riguarda l’Italia, il pessimismo degli investitori può essere osservato in riferimento sia all’economia domestica che globale: circa l’80% degli intervistati in Italia ritiene, infatti, che in entrambi i casi la situazione sia peggiorata rispetto allo scorso anno. Tale visione pessimistica si conferma anche guardando al futuro, con il 58% degli investitori che dichiara di avere una previsione pessimistica o molto pessimistica sull’economia nazionale per i prossimi tre anni, mentre solo il 17% ha espresso una visione ottimistica. In linea con questi dati, il 37% degli intervistati in Italia si aspetta dai propri investimenti un rendimento negativo dal -5% al -25% nell’attuale contesto di mercato, mentre solo il 23% si attende un rendimento annuale superiore al 5%.

La metà degli intervistati in Italia adotterebbe quindi una strategia d’investimento più prudente e solo il 14% vorrebbe adottare un approccio più aggressivo. Allo stesso tempo, il 43% degli investitori italiani ha visto aumentare la propria avversione al rischio negli ultimi anni ma un 39% sostiene di essere diventato meno avverso al rischio. Nonostante questo diffuso pessimismo sull’attuale stato dell’economia italiana, il 33% degli intervistati potendo scegliere un’area geografica su cui investire opterebbe proprio per l’Italia, seguita dall’Asia che verrebbe scelta dal 20% degli investitori. Tuttavia, il 31% degli investitori ritiene che l’anno prossimo sarà proprio l’Asia a offrire i migliori rendimenti, seguita dall’Italia su cui punterebbe un 15% degli intervistati e dagli USA/Canada scelti dall’13%.

Di fronte alla scelta fra investimenti azionari o obbligazionari per i prossimi 5 anni, il 57% delle risposte in Italia si orienta verso i mercati emergenti come la migliore opzione con un rendimento del 5% o più. Il 39% preferisce piuttosto i mercati di frontiera per ottenere gli stessi risultati. Nonostante gli investitori italiani focalizzino le strategie di investimento sul proprio Paese o regione, hanno dimostrato il desiderio di aumentare gradualmente i loro investimenti al di fuori dei confini nazionali nei prossimi 10 anni. Attualmente, il 31% degli italiani investono il 21% o oltre al di fuori del proprio mercato locale. Questo numero sale al 42% se si considera un orizzonte temporale di 10 anni per i loro portafogli.

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