Per Fidelity cresce la fiducia tra le aziende

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I risultati incoraggianti dell’Analyst Survey 2017 della casa di gestione internazionale

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi26 maggio 2017 | 14:18

Le prospettive delle società stanno migliorando nei vari settori e regioni. È questa la sintesi contenuta nell’annuale Analyst Survey 2017 targata Fidelity International dal titolo “Energia per la crescita”. Secondo gli analisti, dopo tre anni in cui il sentiment era andato deteriorandosi, la fiducia si è decisamente rafforzata, la domanda ha ripreso a crescere e “ravvisiamo segnali di reflazione piuttosto che disinflazione. Un anno fa questo scenario sarebbe apparso ottimistico; oggi prevediamo che l’ottimismo continuerà”, si legge nell’analisi che è una valutazione previsionale delle regioni e dei settori piuttosto rara nel campo delle indagini sugli investimenti perché concepita interamente secondo modalità di tipo bottom-up.

Gli analisti partecipano a 17mila incontri annui con le aziende, instaurando un dialogo con ceo, cfo e direttori di divisione. Secondo l’Analyst Survey la fiducia dei manager è sensibilmente migliorata invertendo la tendenza negativa dello scorso anno per attestarsi in territorio positivo. La domanda ha ripreso a crescere. Le prospettive per la redditività del capitale investito dalle aziende si sono considerevolmente rafforzate. Inoltre il lungo ciclo discendente della spesa in conto capitale sembra essere giunto al termine per lasciare spazio alla ripresa, preannunciando forse un rilancio della produttività. I mercati sviluppati continuano a evidenziare una maggiore solidità rispetto a quelli emergenti, tuttavia in questi ultimi si rileva una netta inversione di tendenza del sentiment, trainata dalla ripresa di energia, materiali, servizi di pubblica utilità e prodotti industriali.

Non sorprende che le aspettative inflazionistiche stiano aumentando, per quanto in misura modesta, e che alcuni settori inizino a registrare pressioni sui costi. “Tuttavia la leva finanziaria non è percepita come un problema; i bilanci sono solidi e un numero molto esiguo di analisti prevede un aumento dei tassi di default”, si legge. L’incremento della leva finanziaria negli Usa è dovuto prevalentemente ad attività in favore degli azionisti e non a una debolezza operativa. Intanto i modelli di business, in ogni parte del mondo, si stanno evolvendo e i tassi di cambiamento sono in crescita rispetto al 2016 mentre la spesa per l’informatica aumenta in tutti i settori. Grandi trasformazioni sono in atto a livello settoriale, soprattutto in comparti quali informatica, beni di consumo discrezionali, telecomunicazioni e servizi di pubblica utilità. Ma “dato che l’innovazione tecnologica si diffonde e penetra in tutti i settori, l’informatica beneficia dei vantaggi più cospicui, malgrado il cambiamento sia in atto anche al suo interno”.

Il tasto dolente secondo alcuni sarebbe l’incertezza politica a livello globale. Eppure, secondo gli analisti di Fidelity, “ha uno scarso impatto sulla pianificazione strategica. I rischi politici, spesso difficili da prevedere, non sono abbastanza forti da contrastare le forze cicliche positive evidenti in tutte le regioni e settori. Non vi sono cioè segnali che l’incertezza stia penalizzando le decisioni strategiche di investimento, nonostante le riforme negli Stati Uniti, le elezioni in Europa, la vacillante coesione dell’Eurozona o le dinamiche geopolitiche. Fa eccezione la Brexit. La maggior parte dei nostri analisti ritiene che essa avrà un impatto netto negativo sulle aziende di cui si occupano in quasi tutti i settori. Circa la metà dei nostri analisti europei è preoccupata dal fatto che la Brexit possa rendere le società meno inclini a investire nel Regno Unito, soprattutto nel settore finanziario e dell’immobiliare”. Infine la presidenza di Donald Trump. A conti fatti, dicono gli esperti, questa “è considerata moderatamente positiva per le aziende sia negli Stati Uniti sia in Europa. I nostri analisti pensano che i probabili aspetti positivi della presidenza Trump (tagli alle imposte sul reddito delle società e delle persone, spesa per infrastrutture e de- regolamentazione, n.d.r.) dovrebbero, in ultima analisi, aumentare la redditività delle imprese negli Stati Uniti.

Tuttavia, per gli analisti di tutto il mondo, tra cui quelli degli Stati Uniti, i fattori positivi superano comunque quelli negativi”. La domanda ha ripreso a crescere. Le prospettive per la redditività del capitale investito dalle aziende si sono considerevolmente rafforzate. I ceo delle società considerano ora la crescita della domanda come il principale fattore trainante degli utili delle imprese, mentre lo scorso anno il parametro di punta era la riduzione dei costi. Non sorprende che le aspettative inflazionistiche stiano aumentando, per quanto in misura modesta, e che alcuni settori inizino a registrare pressioni sui costi. È infatti in corso un’accelerazione ciclica globale che fa segnare un netto cambiamento rispetto al 2016, spingendo l’indicatore del sentiment di Fidelity in territorio positivo in tutte le regioni e i settori, a dimostrazione del fatto che le condizioni delle imprese si stanno rafforzando ovunque.


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