Efpa, Boido: oramai non si torna più indietro

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di Maria Paulucci 15 Giugno 2012 | 13:41
In occasione della convention del decennale, parla il presidente di Efpa Italia Sergio Boido

Quando si dice “nella suggestiva cornice”. A Sorrento è proprio così: c’è il mare e il profumo della Campania all’aroma di limone. Non si può chiedere di più, considerata anche la stagione. BLUERATING, per la verità, qualcosa in più chiede. A Sergio Boido, presidente di Efpa Italia, che per l’occasione accetta di rispondere alle nostre domande.

Come nacque Efpa Italia?
Quando nell’ormai lontano 2002 nacque Efpa Italia, per iniziativa di Anasf, la formazione, pur considerata fattore importante di evoluzione, era erogata dalle varie realtà presenti sul mercato in modo non organico, spesso obbedendo a logiche commerciali, più funzionale al business dell’azienda che alla crescita professionale dell’operatore. È quindi comprensibile e meritevole che l’associazione di categoria, già sensibile e attiva nel campo della formazione, abbia ritenuto di aderire a una neonata iniziativa atta ad assicurare un percorso organico di crescita professionale per l’intero settore. Efpa, appunto. Nel mio discorso di insediamento affermavo infatti che scopo e obiettivo della nascita di Efpa Italia avrebbe dovuto essere quello di rafforzare e armonizzare l’offerta formativa per le figure professionali operanti nel settore finanziario, realizzare programmi formativi ispirati da criteri rigorosi e convincere le istituzioni finanziarie a far conseguire la certificazione a tutti o ai loro migliori operatori finanziari, in base a strategie aziendali orientate all’incremento della qualità e alla qualificazione professionale dell’offerta. Obiettivo che riterrei si sia sostanzialmente raggiunto, alla luce dei significativi risultati conseguiti in questi 10 anni.

Cos’è cambiato dal 2002?
Di fronte a un peggioramento generale che ha coinvolto anche il settore dei servizi finanziari, la formazione è stata, come sempre in queste circostanze, una delle prime voci di costo tagliate. Peraltro, poiché l’origine della crisi è da ricercarsi anche in un notevole gap culturale proprio nel nostro settore, sono convinto che un disimpegno dalla formazione dei maggiori soggetti interessati sia impensabile. La formazione professionale degli operatori e l’educazione finanziaria dei clienti infatti sono due facce della stessa medaglia e saranno sempre più aspetti con i quali dovranno necessariamente confrontarsi gli attori di un mercato sempre più complesso e articolato.

Come sta evolvendo l’universo del professionista, in Italia e in Europa?
La complessità dei mercati, la loro difficile interpretazione, il proliferare di prodotti sempre più complessi, la crisi di fiducia verso l’intero settore dell’intermediazione finanziaria, dimostrano sempre più la necessità dei risparmiatori di affidarsi a professionisti preparati che possano dimostrare non solo con le parole la loro competenza e affidabilità, soprattutto se certificate da enti esterni qualificati. Sarà sempre più importante, anche su indirizzo dell’Ue, una formazione strutturata, ispirata a standard di qualità, costantemente aggiornata nel tempo e basata su una piattaforma di competenza paneuropea riconosciuta. Voi avete raccolto le testimonianze e le visioni dei professionisti con l’ottica di riportare le migliori alla convention. Perché questa scelta? È l’occasione per verificare la reale percezione sulla maggiore crescita e sulla maggiore consapevolezza professionale derivanti dalla certificazione e trarre spunti da chi è quotidianamente a contatto dei clienti, per aiutarci a costruire una figura professionale in continua e necessaria evoluzione.

Quanti sono, oggi, i professionisti certificati in Italia? Può darci un numero?
La manifestazione è aperta anche a coloro che non posseggono ancora la certificazione Efpa ma vogliono approfondire la conoscenza di questa realtà, anche attraverso lo scambio di informazioni ed esperienze con colleghi certificati che ormai ammontano oggi al significativo numero di 3.601.

Adesso l’obiettivo è uscire dal recinto degli “addetti ai lavori” per far diventare la certificazione Efpa una componente fondamentale della formazione di tutti i professionisti del risparmio. Corretto?
Conseguiremo senz’altro questo scopo con il contributo dei professionisti già certificati, ai quali chiederemo di essere testimonianza proattiva della qualità e dell’utilità della certificazione nell’evoluzione delle figure professionali che operano nel settore finanziario. Comunque, una recente indagine di Gfk Eurisko sulla certificazione Efpa ha fatto emergere che il 52% dei promotori finanziari non certificati, cui è stato domandato se avessero mai pensato di acquisire una certificazione e per quale motivo, ha risposto affermativamente, e tale scelta è stata motivata in primis dalla volontà di migliorare la preparazione personale. Secondo la stessa indagine, i clienti ritengono necessario l’aggiornamento formativo costante del proprio promotore finanziario e la quasi totalità degli intervistati valuta essenziale il possesso da parte del proprio promotore di una certificazione di qualità di livello europeo, che viene percepita come elemento distintivo di serietà e affidabilità. Segno, dunque, che il messaggio sta passando e che “uscire dal recinto” non sarà più solo una scelta, ma una necessità.

Il primo dei seminari tecnici s’intitola “Austerità fiscale e crescita in Europa: binomio o antinomia?”: lei, da osservatore, come risponde?
Credo che, approvato il fiscal compact, introdotto il principio del pareggio di bilancio in ambito europeo, è il momento di passare ai fatti per evitare che si concretizzi l’antinomia. Perché se è vero che gli Stati deboli devono fare – e stanno facendo – la loro parte con manovre, sacrifici, tagli alla spesa, privatizzazioni, riduzione del debito, ora anche gli Stati forti non devono tirarsi indietro. Ritengo infine che sarebbe d’aiuto per stimolare la crescita, sempre mantenendo gli obiettivi di riduzione del debito, l’adozione di una vera golden rule, quella che consente di finanziare in disavanzo le spese di investimento.

Consulenza e pianificazione finanziaria: in che cosa l’Italia è diversa dagli altri Paesi?
Questo importante tema è al centro del secondo seminario. Intervengono Richard Taylor, esponente Fsa, che ci parla della posizione del Regno Unito con particolare riferimento alla normativa Retail distribution review, e Flavio Bongiovanni, portatore della posizione Consob sulla Mifid 2, che ci presenta un breve excursus sulle normative in vigore in diversi Paesi europei. Si può assistere a un confronto a tutto campo sul recepimento della consulenza finanziaria nel continente europeo, partendo da due contesti significativi nel panorama finanziario europeo ma agli antipodi, come quello italiano, dove operano prevalentemente tied agent, e quello britannico, che vede rappresentato, per storia e tradizione, un elevato numero di multi-tie agent, broker e Ifa. Sarà interessante riprendere l’argomento dopo la performance dei due illustri ospiti.

Cosa augurarsi per i prossimi dieci anni?
Auspico che continui questa presa di coscienza da parte di tutti i professionisti del settore circa la fondamentale importanza della qualità di servizio nei confronti del cliente, che deve essere finalità prioritaria di ogni realtà operante nel settore dei servizi finanziari e base necessaria per un’affermazione definitiva dei consulenti finanziari. Qualità che non può assolutamente prescindere da una solida competenza professionale che continuamente si evolve insieme ai mercati e dalla cultura finanziaria del cliente. La priorità nell’immediato è cercare di far conoscere con ogni mezzo la figura del professionista certificato Efpa al mercato finale, in modo da raggiungere due fondamentali obiettivi: un miglior servizio al cliente e uno stimolo agli operatori non certificati ad acquisire la certificazione Efpa.

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