Investire sui cambi tramite un fondo

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di Biagio Campo 28 Giugno 2012 | 07:30
Lanciato lo scorso ottobre l’Argo Strategic Fund che investe nel mercato dei cambi spot. A fine maggio rendimento del +3%. Decorrelazione e bassa volatilità tra i punti di forza del Fondo.

Schreber è una società fiduciaria di diritto svizzero, autorizzata dalla Finma, che nasce dalla volontà di investitori privati ed istituzionali di costituire una struttura di advisory e di asset management altamente specializzata, con l’obiettivo di innovare tradizionali settori di diffuso interesse finanziario quali wealth-management, asset protection e tax planning.

La società è gestore del fondo hedge Argo Strategic Fund (investimento minimo di 25.000 euro, codice Isin BSP050011050), lanciato nell’ottobre 2011.
Il fondo dispone di criteri gestionali di proprietà, discrezionali ed esclusivi, che si propongono  come prodotto di nicchia nell’immenso panorama internazionale dei fondi alternativi. 

“Argo Strategic Fund è innovativo in quanto tratta l’investimento in valute come un’ asset class autonoma, risultando decorrelato dall’andamento dei listini azionari e dalle dinamiche che influenzano il mercato obbligazionario”, come spiega Marco Bo, Responsabile Area Mercati di Schreber.

“In aggiunta alla decorrelazione il Fondo è in grado di ottenere bi-direzionalità, esprimendo  capacità di performance in tutte le direzioni di mercato ed un’assoluta liquidabilità del portafoglio, in quanto l’investimento valutario avviene solamente sul mercato interbancario al corso spot; non ricorriamo quindi all’acquisto di obbligazioni denominate in valuta estera o in azioni, un elemento di particolare rilevanza nell’attuale contesto di mercato, in cui tanti investitori si trovano ad affrontare anche la problematica della scarsa liquidabilità di strumenti finanziari, in primis obbligazioni strutturate emesse da istituzioni bancarie di primissimo livello”.

Il Fondo ha un approccio molto conservativo e si prefigge un rendimento obiettivo annuale del 5%, con una volatilità di portafoglio di circa il 3%.

Argo Strategic Fund persegue tre diverse strategie: strategic, relative value e scalping.

“Le prime due parti costituiscono, il nucleo del portafoglio e tale operatività viene sviluppata ad intervalli temporali non regolari, sulla base di modelli proprietari che prendono in esame diverse variabili macroeconomiche”. Lo scalping costituisce la parte intraday del portafoglio e “negli ultimi mesi ha purtroppo inciso negativamente in ambito di performance, in quanto l’incertezza collegata alla situazione europea ha ridotto notevolmente la volatilità nel mercato dei cambi”, prosegue Bo.

Tra l’ottobre 2011 ed il maggio 2012 Argo Strategic Fund ha conseguito un risultato, al netto delle commissioni di gestione, del +2,99%. “Inizialmente parte della performance positiva è stata data da un posizionamento strategico short sullo yen, che ha permesso subito di accumulare rendimento”. Dopo un inizio molto buono nel 2012, in aprile e maggio “il Fondo ha sofferto per la contrazione del mercato e della relativa assenza di volumi di scambio, per l’aumento dell’irrazionalità”.

Difficile l’individuazione di diretti competitor che utilizzano il formato UCITS IV, in grado di offrire le medesime caratteristiche strutturali sopra menzionate, tra questi possiamo citare fondi absolute return, lasciando poi al rapporto rischio/rendimento l’unico parametro di reale confronto di merito. Il più conosciuto BNY Mellon Evolution Currency Options non è del tutto simile all’Argo Strategic Fund, in quanto investe nel mercato dei cambi tramite le opzioni.

Il mercato dei cambi come tutte le altre asset class sta vivendo un periodo transitorio, causato dall’incertezza sul futuro dell’area euro. “Noi restiamo fondamentalmente euro-scettici, in quanto riteniamo che le manovre intraprese da dicembre in avanti siano solo dei rimedi temporanei, solamente in grado di rimandare, ma non evitare, l’uscita di alcuni paesi dall’Eurozona”. Nonostante prospettive di un nuovo programma di quantitative easing (QE), siamo positivi circa l’apprezzamento del dollaro americano nei confronti delle valute rifugio quali yen e franco svizzero” conclude Bo. 

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