Consultinvest: il ritorno della guerra valutaria

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La netta sensazione è che i G4 stiano nuovamente, e in modo più deciso, cercando di pilotare e mantenere deboli le rispettive valute.

di Redazione31 maggio 2017 | 07:57

MAGGIORE VOLATILITA’ – Nelle prossime due settimane possiamo aspettarci maggiore volatilità sui mercati dei cambi tra USD, Eur, JPY e potremmo aggiungerci anche lo yuan, spiega una nota di Consultinvest. La netta sensazione è che i G4 stiano nuovamente, e in modo più deciso, cercando di pilotare e mantenere deboli le rispettive valute. Per il Giappone questa è una costante degli ultimi anni. Per USA e area euro si tratta di fasi che ciclicamente si ripropongono. Per la Cina – dopo un lungo periodo di apprezzamento iniziato nel 2008 – si tratta di una nuova fase necessaria a stabilizzare l’economia in un momento in cui si deve razionalizzare l’espansione del credito. Ma è naturalmente il cambio Eur/USD a catalizzare le maggiori attenzioni. Il mercato nelle scorse settimane ha iniziato a comprare euro anticipando uno senario in cui la BCE avrebbe potuto iniziare a ridurre l’accomodamento monetario (il cosiddetto tapering), alla luce dei discreti dati ciclici europei, e la Fed avrebbe sospeso l’azione restrittiva sui tassi d’interesse, vuoi a causa di una partenza ciclicamente debole dell’economia USA nel 2017, vuoi per l’affievolirsi delle probabilità di vedere un’azione fiscale espansiva da parte del governo in tempi brevi.

SCENARIO INCERTO – Tuttavia se guardiamo alle dichiarazioni d’intenti della BCE questo scenario rimane altamente incerto. Draghi, nonostante il “battage” mediatico sulla bontà dei dati macro europei visti negli ultimi sei mesi ha ripetutamente confermato che l’Eurozona ha ancora bisogno di un ampio supporto monetario. Quindi nonostante la crescita più omogenea e solida, come non accadeva dal 2011, e i noti mal di pancia tedeschi verso il QE (considerato un aiuto fiscale surrettizio ai Paesi più indebitati) e verso i tassi negativi, la possibilità che la BCE mantenga lo status quo è ancora molto elevata. Oltreoceano invece abbiamo aspettative di mercato che – a giudicare dal livello dei tassi d’interesse – non sembrano credere che la FED riesca ad alzare i tassi quanto i membri del FOMC si aspettano succederà nei prossimi due anni (circa altri 125 bps di rialzo sui tassi a breve). Anche e soprattutto ora con una Trumponomics che pare andare in soffitta con le indubbie difficoltà politiche che il presidente Trump dovrà affrontare. Ecco allora che il mercato rischia di rimanere ostaggio di segnali contrastanti e dare vita ad andamenti più erratici sui cambi, con il sospetto che le banche centrali per questa estate abbiano in mente una guerra di trincea sui cambi per cercare di spostare la spinta monetaria espansiva dal mercato del credito a quello FX, mantenendo quanto più a lungo “deboli” le rispettive valute. Gli USA per cercare di dare ancora massima spinta ad una crescita che ha rallentato molto; per l’area euro cercando di consolidare i buoni segnali appena sbocciati. Nel breve questo potrebbe voler dire per l’euro perdere terreno, poiché il tapering BCE non si manifesterà (riunione 8 Giugno), ma poi stabilizzarsi e recuperare posizioni una volta che la FED (il 14 Giugno) abbia optato per non alzare i tassi d’interesse, rimandando all’autunno quando l’economia USA avrà avuto modo di rafforzarsi. Se così sarà avremo maggiore incertezza e volatilità sul mercato con un possibile andamento laterale all’interno di una banda di oscillazione tra 1.08 e 1.12. Un range che avrà però il vantaggio di stimolerà l’interesse e il rafforzamento delle valute emergenti.

 


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