Mai pensato di investire in Botswana e Kazakistan? Ecco i consigli di Mobius

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di Redazione 15 Gennaio 2013 | 09:15
Il Fmi ha previsto che, nel corso dei prossimi cinque anni, 10 delle 20 economie a più rapida crescita saranno nell’Africa sub-sahariana e due in Nord Africa. Nessuna nell’emisfero occidentale.

INVESTIMENTI 2013 – Mentre l’Europa, ancora convalescente, zoppica alla ricerca di una solida crescita economica e gli Stati Uniti sono alle prese con il debito stellare, sembra che a dominare la scena globale quest’anno saranno i mercati di frontiera. Almeno nella view sui migliori investimenti del 2013 di Mark Mobius, executive chairman di Templeton Emerging Markets Group.

ANCORA EMERGENTI – Il leitmotiv anche quest’anno non sembra cambiare: puntare sui mercati emergenti che “stanno riducendo la loro dipendenza commerciale dagli Stati Uniti e dall’Europa”, ha spiegato Mobius. I mercati emergenti presentano tre caratteristiche a loro favore: elevati tassi di crescita economica, grandi quantità di riserve in valuta estera e un basso debito estero. Molte economie emergenti sembrano essere sul punto di un boom dei consumi così come di un innalzamento della produttività, che dovrebbero fanno ben sperare per il potenziale di crescita futura”. In particolare, secondo il Fmi la crescita del Pil dei Paesi emergenti in Asia dovrebbe essere del 6,1% nel 2012 e del 6,8% nel 2013.

MERCATI DI FRONTIERA
– Ma chi sorprenderà nel corso di quest’anno? Per Mobius bisogna guardare con interesse i mercati di frontiera, cioè quei mercati ancora meno sviluppati di quest’ultimi. “In Templeton”, ha continuato Mobius, “guardiamo ben oltre uno o due anni, ma seguiamo solitamente un orizzonte quinquennale. Nel 2012 i tassi di crescita in molti mercati di frontiera hanno superato con un ampio margine quelli dei mercati sviluppati, e credo che la tendenza sia destinata a continuare”. I tassi di crescita? Sempre il Fondo monetario ha previsto che nel corso dei prossimi cinque anni 10 delle 20 economie a più rapida crescita saranno nell’Africa sub-sahariana, e due in Nord Africa. Nessuna nell’emisfero occidentale.

DIETRO LA CRESCITA
– I Paesi di frontiera infatti si aprono a opportunità di investimento nei settori delle costruzioni, dei trrasporti, delle banche e delle telecomunicazioni. “Molti Paesi di frontiera sono i principali produttori di materie prime importanti, come petrolio, gas e metalli preziosi, che ben li posizionano in vista di una prossima ripresa della domanda globale delle risorse”, ha sottolineato l’esperto di Templeton Emerging Markets Group. Qualche nome? “I driver economici che attraversano i mercati di frontiera sono diversi. Per esempio il Botswana, già uno dei maggiori esportatori mondiali di diamanti, sta per aprire dei call center e centri informatici di elaborazione dati. Il Kazakistan, un paese ricco di petrolio e di diverse risorse naturali, sta investendo nel suo sviluppo infrastrutturale”, ha concluso Mobius.

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