Consultinvest: crescita moderata con grandi attese

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di Chiara Merico 14 Giugno 2017 | 08:17
Gli occhi sono puntati sul progetto cinese della “One Belt One Road” e sull’attenuazione del rischio politico in Europa, per vedere se saranno in grado di sostenere e di rilanciare le attese di reflazione globale.

LO STATO DEI MERCATI – A prima vista potremmo dire che le condizioni cicliche in questa prima parte d’anno migliorano nell’area euro e nei Paesi emergenti, mentre flettono nei Paesi anglosassoni, si legge in una nota di Consultinvest. I dati macro effettivi (i cosiddetti hard data) continuano a mostrare una crescita economica che si sta irrobustendo lentamente e che sembra migliorare più di quanto non accada in realtà poiché si confronta con il ricordo di un recente passato che è stato piuttosto deludente.  In particolare, nell’area euro le aspettative sono state e rimangono molto elevate – ai massimi dal 2011 – grazie all’attenuarsi del rischio politico post elezioni francesi, mentre negli USA e in GB si soffre la delusione da una Trumponomics ormai in parte abortita e dalla persistente incertezza sulle future dinamiche negoziali che caratterizzano già in rapporti tra GB e UE con la Brexit. La reflazione attesa dalla «Trumponomics» per ora va in soffitta, se ne riparlerà più avanti verso la fine del 2017 o addirittura nel 2018. Vedremo allora se la nuova enfasi di Xi sul grande progetto cinese della “One Belt One Road” e l’attenuazione del rischio politico in Europa saranno in grado di sostenere e di rilanciare le attese di reflazione globale (ovvero un rilancio della crescita nominale).

IL PROGETTO CINESE – Il progetto, originariamente lanciato nel 2013 dalla Cina come un piano d’investimenti infrastrutturali da 900 miliardi di dollari, è destinato a stimolare l’attività economica delle Province più lontane dalla costa (e quindi meno sviluppate) creando corridoi terrestri e marittimi destinati a rinvigorire il commercio estero cinese. Ora questo piano pare assumere contorni ancora più estesi e ambiziosi, con l’obiettivo di proporre la Cina come il motore dello sviluppo infrastrutturale, non solo proprio ma anche di altri Paesi, facendo del Dragone il principale promotore del libero commercio globale. Ora sotto il cappello della One Belt One Road (OBOR) finiranno molteplici progetti infrastrutturali che possono coinvolgere molti Paesi asiatici, medio orientali e africani. Si tratta di un rilancio delle politiche infrastrutturali che serve a Xi come strumento di geopolitica per affermare la nuova potenza cinese in un modo meno aggressivo ed economicamente più efficace. Anche queste sono aspettative che ovviamente possono imprimere la direzione ai mercati finanziari.

 

 

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