Jp Morgan AM, ecco i rischi dell’orientamento al mercato nazionale

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di Redazione 19 Febbraio 2013 | 10:16
Si tratta, spiegano gli esperti, di quel fenomeno per cui gli investitori preferiscono investire nei titoli del proprio paese perché hanno familiarità con le imprese che compongono il mercato, anche se…

ORIENTAMENTO CAMPANILISTA – L’orientamento al mercato nazionale (home bias) è quel fenomeno per cui gli investitori preferiscono investire nei titoli del proprio paese perché hanno familiarità con le imprese che compongono il mercato, anche se la teoria di portafoglio spiega che un portafoglio ampiamente diversificato è essenziale per accrescere i rendimenti corretti per il rischio nel lungo termine. Sfortunatamente questo orientamento campanilista porta a dedicare considerevoli energie all’analisi e alla previsione della performance dei mercati azionari dei singoli paesi, con il rischio potenziale di offuscare altri fattori più importanti.

L’ESEMPIO DI ANHEUSER-BUSCH – L’ubicazione della borsa valori su cui un titolo è quotato spesso ha ben poco a che vedere con le determinanti degli utili aziendali. Parola degli esperti di Jp Morgan AM, che portano a esempio Anheuser-Busch InBev, che rappresenta il 56% dell’indice Msci Belgium. “Sebbene il titolo sia quotato in Belgio, gli utili della società provengono in vasta misura dall’esterno del paese e persino dall’esterno dell’Europa – l’Europa occidentale ha rappresentato solo il 3,6% del reddito netto nel 2011”, osservano gli esperti.  “Una minore enfasi sui paesi è particolarmente appropriata per l’Europa, poiché la regione è formata da economie aperte di piccole-medie dimensioni e le società che formano l’indice competono per la maggior parte su scala globale o sono influenzate da tendenze settoriali più ampie. Un’analisi della performance dal 1998 (al lancio dell’euro) delle 436 società che compongono l’indice Msci Europe mostra che i fattori settoriali sono più importanti per i rendimenti dei titoli rispetto ai fattori legati ai singoli paesi per quasi la metà delle imprese dell’indice, mentre solo un quarto è più influenzato dal paese in cui il titolo è quotato.

ENFASI SUI SETTORI – Per un altro quarto l’influenza esercitata da questi due ordini di fattori è uguale. Pertanto, non è sufficiente considerare le prospettive economiche di un paese quando si elabora la previsione della performance potenziale di un mercato azionario. È altresì necessario porre una significativa enfasi sui settori che compongono l’indice.  Con il venire meno delle apprensioni sulla crisi nell’area euro, che avevano accentuato i fattori legati ai singoli paesi negli ultimi anni, le prospettive settoriali dovrebbero diventare sempre più determinanti per i rendimenti di mercato. Due settori che riteniamo continueranno a sovraperformare quest’anno sono i beni di consumo discrezionali e i finanziari. Sebbene i recenti dati sul Pil indichino che la domanda interna è debole in Europa, le prospettive dovrebbero ciò nondimeno cominciare a migliorare ora e le imprese continueranno a ricercare possibilità di crescita all’esterno della regione. Le valutazioni restano buone (inferiori del 20% circa rispetto alla media di lungo periodo del settore) e gli analisti stanno rivedendo le proprie stime al rialzo, seppur solo moderatamente.

I TITOLI FINANZIARI – I titoli del settore finanziario sono stati favoriti dal recente rialzo innescato dal venire meno delle apprensioni, dopo che per tutta la crisi sono stati il settore a beta elevato. Ma sia in termini di rapporto prezzo/utili, e soprattutto in termini prezzo/valore contabile, appaiono ancora convenienti. Anche se la crescita degli utili è stata negativa questo trimestre, in aggregato le banche sono riuscite a battere le aspettative. Le banche centrali continueranno a fornire meccanismi di sostegno al settore, mentre gli oneri normativi sembrano in via di allentamento poiché che i governi si stanno infine rendendo conto che imporre continuamente nuovi costi e restrizioni sul settore finisce per inibire la crescita economica. 

PIACE LA GERMANIA – Il comparto dei beni di consumo discrezionali ha un peso relativamente maggiore nell’indice Msci Germania, motivo per cui continuiamo a preferire tale paese malgrado la sua buona performance l’anno scorso. Inoltre, grazie alla solidità delle sue finanze pubbliche la Germania gode di un maggiore margine di manovra per introdurre misure tese a rilanciare la domanda interna rispetto alla maggior parte delle altre aree della regione. I titoli finanziari sono tra quelli più influenzati dai fattori nazionali e per l’Italia e la Spagna i problemi interni fungeranno molto probabilmente più da freno che da stimolo per il settore, e quindi per la performance del mercato. Gli indici di Regno Unito e Svezia, invece, dovrebbero essere favoriti dal forte peso dei titoli finanziari nel mercato.

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