Sturkenboom (Russell Investments): siamo cauti sul rally del Dow

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di Maria Paulucci 14 Marzo 2013 | 12:44
I motivi? La crescita economica rimane su livelli bassi e considerevoli rischi politici sono presenti sia in Europa che negli Stati Uniti.

Solitamente non guardiamo al Dow Jones poiché è un indice molto particolare, dice Wouter Sturkenboom, investment strategist di Russell Investments. “Dobbiamo certamente notare, comunque, che i mercati azionari hanno performato molto bene in questo inizio 2013, specialmente negli Stati Uniti. Considerato ciò, le valutazioni appaiono leggermente care e il sentiment di mercato è in territorio di ipercomprato. Questa combinazione non ci induce a essere ribassisti, ma certamente cauti. Soprattutto considerato che la crescita economica rimane su livelli bassi e che considerevoli rischi politici sono presenti sia in Europa che negli Stati Uniti“.

Dunque, cosa vi aspettate?
A livello generale ci aspettiamo quindi una correzione sui mercati nel breve termine seguita da un rialzo più sostenibile nella seconda metà del 2013 sulla scia di un miglioramento della crescita globale.

Gli investitori retail italiani come possono approfittare di questo recupero?
Per un investitore italiano la diversificazione su più aree geografiche come gli Stati Uniti e i mercati emergenti appare molto importante considerati i rischi impliciti esistenti in Europa. Questo consiglio è valido sia per l’azionario che per l’obbligazionario, dove categorie come il debito dei mercati emergenti offre ancora valore.

Questo progresso, data la situazione dell’economia e dei conti pubblici negli Usa, è giustificato?
In generale riteniamo che il rally stia andando un po’ oltre i fondamentali, guidato più dalle politiche monetarie molto accomodanti. L’ultima volta che il Dow Jones ha raggiunto questi livelli la crescita era molto più alta e i livelli di disoccupazione molto più bassi. Questo significa che la possibilità di generare profitti da parte delle aziende inserite nell’Indice era maggiore di quella di oggi, nonostante le valutazioni siano le medesime. Questo ci sembra quindi non giustificato.

In generale, come vede l’azionario in questo momento? Quali sono le aree del mondo più interessanti? E quali i settori?
Il nostro outlook per il 2013 per il mercato azionario nel suo complesso è abbastanza positivo con aspettative di rendimenti a una cifra. Privilegiamo in particolare l’azionario dei Paesi emergenti date le loro migliori prospettive di crescita.

Il rally del Dow Jones anticipa una nuova ripresa economica? Quali aree del mondo ne sapranno approfittare?
Non crediamo che l’andamento del Dow Jones stia anticipando una nuova ripresa a livello globale. Pensiamo invece che sia più un riflesso delle politiche monetarie accomodanti contro uno scenario di bassa crescita.

In questo quadro, lei come vede l’Italia da un punto di vista economico e di mercato azionario?
L’Italia sta ancora affrontando una serie di sfide significative e il modo nel quale le affronterà sarà una questione cruciale. La prima sfida è combattere la mancanza di competitività ripristinando la crescita economica. Questo appare molto difficile come dimostrano i dati sulla crescita registrati nel 2012. Una minore austerità e riforme più strutturali appaiono necessarie, ma la stabilità politica per attuare queste manovre non è presente. Ciò ci porta a una seconda riflessione relativa a come il governo italiano procederà con la sua agenda di riforme. Se procederà a caso senza una solida base politica, il rischio è che l’Italia perda ancora la fiducia dei mercati finanziari. Ciò renderebbe ancor più difficile generare crescita e si attiverebbe una spirale al ribasso. Al momento ci attendiamo che l’Italia rimanga ferma in recessione con un lieve miglioramento nella seconda metà del 2013. L’outlook rimane comunque altamente incerto come l’esito dello stallo politico al quale stiamo assistendo. L’Italia sta camminando sul filo del rasoio.


Un estratto dell’intervista è sul numero 10 del settimanale
soldi&bluerating in edicola da oggi. Per approfondire, leggi anche le interviste ad Alan Mudie, chief investment officer di Union Bancaire Privée (vai qui), e a Pier-Alberto Furno, ceo Nemesis Asset Management (vai qui).

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