Svendsen (Nordea): Stati Uniti ed emergenti tirano più dell’Europa

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di Redazione 3 Aprile 2013 | 12:40
Secondo l’esperto, gli investitori continueranno a muoversi con cautela decidendo di acquistare titoli di Stato e obbligazioni corporate tedesche o dei Paesi nordici

L’ANALISI DI NORDEA – “I mesi scorsi hanno evidenziati tre importanti elementi della crisi dell’euro“, evidenzia Anders Svendsen, analista di Nordea, in una sua riflessione condivisa con BLUERATING. “Innanzitutto, un numero maggiore di Paesi sarà investito dalla crisi. Non è facile identificare il prossimo, ma più tempo ci metteranno le economie dell’eurozona a recuperare, maggiore sarà il rischio che sempre più Paesi verranno coinvolti”.

I RISCHI DELL’EURO – “In seconda battuta”, continua l’esperto, “non bisogna sottovalutare il rischio legato a politiche errate. L’ultimo errore è stato quello di permettere a Cipro un deposito fiscale inferiore ai 100.000 euro, che avrebbe dovuto essere garantito dal livello europeo di garanzia dei depositi di assicurazione. Il rischio di una corsa agli sportelli aumenterà con il passare del tempo perché persino i piccoli correntisti temono di perdere i propri risparmi e il legame tra governi deboli e banche deboli è stato ristabilito. Inoltre, è chiaro che i politici credono di essere al di sopra della legge e di poter decidere chi è destinato a perdere in un salvataggio per motivi di imparzialità”.

IL REBUS DELLE ELEZIONI – Infine, sempre secondo l’analista, “le elezioni rappresentano il rischio maggiore per l’euro. La disoccupazione nei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi rimarrà alta per anni e da qui il rischio di maggiori sentimenti anti euro. Oltre al rischio che la gente decida di abbandonare l’euro, c’è anche quello che la Bce non sia più in grado di fare ciò che è necessario per proteggere l’euro perché questa promessa necessita di un governo credibile. Questi tre aspetti”, conclude l’analista di Nordea, “implicano che gli investitori continueranno a muoversi con cautela decidendo, per esempio, di acquistare titoli di Stato e obbligazioni corporate tedesche o dei Paesi nordici sottopesando l’esposizione all’Europa e prediligendo, invece, Paesi Emergenti e Stati Uniti“.

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