Trezzi spiega a BLUERATING il futuro di Invesco

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Gianluca Baldini di Gianluca Baldini 10 Aprile 2013 | 09:07
Trezzi, da metà marzo country manager per l’Italia e responsabile business retail Europa Continentale di Invesco, racconta a BLUERATING le strategie del gruppo.

“La raccolta registrata negli ultimi 18/24 mesi è il risultato di un lungo lavoro iniziato circa cinque anni fa”. A parlare è Sergio Trezzi, da metà marzo country manager per l’Italia e responsabile business retail Europa Continentale di Invesco (qui la notizia). Con lui BLUERATING fa il punto sulle strategie del gruppo.

Come vedete l’Italia?
Guardando con un’ottica europea, l’Italia appare certamente come un ottimo mercato. Credo che una delle ragioni di questo successo, molto spesso sottostimata a livello locale, sia la capacità del sistema distributivo bancario o dei promotori finanziari di aver posto l’accento sulla qualità del servizio offerto al cliente in una logica di ottimizzazione dei prodotti venduti. Spesso si ritiene che sia semplice raccogliere in Italia per il solo fatto che ci sono molti flussi nel mercato. La realtà è che solo alcuni player sono in grado di avere successo. Se infatti le strategie di distribuzione possono assomigliarsi, ciò che fa la differenza è il “come” si riesce a trasferire la ricchezza globale a livello locale. La vera differenza la fanno le persone. Mi ritengo fortunato ad avere un ottimo team, che opera compatto da anni in Italia, guidato da Giuliano D’Acunti, responsabile della distribuzione.

Ora che lei è a capo del business europeo, come pensa di far crescere ancora il business del gruppo in Europa?
Non credo ci siano grandi ricette da inventarsi a livello di strategia prodotti. È fondamentale partire sempre dalle esigenze del cliente e investire costantemente nelle nostre risorse. E avere valori condivisi tali da favorire un ambiente lavorativo efficiente e stimolante. Ciò permette di ascoltare le reali esigenze dei clienti e di valutare internamente come poterli soddisfare al meglio in una logica di collaborazione di lungo periodo. Il mercato è saturo di aziende con grandi professionisti. Se poi però non remano tutti dalla stessa parte, il cliente viene dimenticato e i risultati vengono a mancare.

Quali sono i Paesi dell’area che segue che la preoccupano di più e quelli invece che ritiene più solidi?
La nostra strategia è quella di dedicare in maniera non proporzionale risorse all’Italia, alla Svizzera e alla Germania, dato il loro contesto economico, la struttura di mercato e le potenzialità di crescita. È anche vero che ciò ci è possibile avendo già un’ottima e consolidata presenza in Belgio, Spagna e Austria.

Quali sono le novità che Invesco ha in serbo nel 2013?
Le soluzioni Multi Assets, il Risk Parity e gli obbligazionari a cedola rimangono inevitabilmente dei chiari trend dal nostro punto di vista, su questi continueremo a sviluppare alcune idee che riteniamo estremamente interessanti. Ma soprattutto vogliamo continuare a parlare ai clienti di soluzioni di investimento, lasciando il veicolo (fondo, etf, mandato) quale elemento secondario della scelta. Questo è possibile perché in Invesco abbiamo sempre lavorato sulla neutralità del veicolo enfatizzando soprattutto la qualità della strategia impiegata.

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