Banche e sgr, a volte il divorzio è la soluzione migliore

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di Redazione 16 Aprile 2013 | 12:15
Mario Draghi ha sempre voluto la separazione tra le banche e le società di asset management, ma nessuno lo ha mai ascoltato veramente…

IL CASO BLACKROCK – Il panorama internazionale del risparmio gestito, negli ultimi anni, ha registrato il divorzio tra le banche e le società di asset management. Il caso più clamoroso riguarda BlackRock, frutto di più matrimoni (Blackstone, Merrill Lynch e Barclays), da cui è nato un gruppo indipendente di dimensioni gigantesche. E non è stato un caso isolato. Oggi i big del risparmio, da Pimco a Invesco e così via, sono indipendenti dal sistema bancario.

UN FENOMENO CHE NON HA INTERESSATO L’ITALIA – Per più ragioni il fenomeno non ha interessato l’Italia, se non in maniera marginale. Anni fa, Corrado Passera, allora a.d. di Intesa, era intenzionato a vendere le sgr del gruppo, ma incontrò la ferma opposizione del ministro del Tesoro dell’epoca, Giulio Tremonti, che temeva di perdere un comodo alleato per collocare Bot e Btp. Anche Giovanni Bazoli era tutt’altro che entusiasta dell’operazione, perciò, alla fine, non se ne fece nulla. UniCredit, che aveva costruito una struttura faraonica attorno a Pioneer Investments, con filiali in mezzo mondo, da anni sta cercando di sistemare la “creatura”. Con scarso successo, anche perché le valutazioni delle società di gestione sono assai meno appetibili di qualche anno fa.

IL LEGAME TRA MONDO BANCARIO E SGR – In sostanza, salvo poche eccezioni, il legame tra mondo bancario e sgr resta molto stretto. E così altrettanto palese resta l’evidente conflitto di interessi tra l’attività della banca commerciale e quella della sgr che nel corso degli ultimi anni hanno svolto un lavoro a fisarmonica. Nei periodi di “vacche grasse”, quando il risparmio gestito garantiva importanti commissioni, le banche hanno spinto per il collocamento di prodotti ad alto rischio (non dimentichiamo i bond argentini). Quando, al contrario, si sono profilati i problemi della raccolta, seguiti al crack di Lehman Brothers, le filiali bancarie hanno in pratica smontato l’attività del risparmio gestito per favorire il collocamento delle obbligazioni bancarie, polmone finanziario indispensabile.

L’IDEA DI DRAGHI – Tante ragioni, insomma, spingono per un divorzio che Mario Draghi ha sollecitato invano più volte quando sedeva ai vertici della Banca d’Italia. Ma il sistema, a differenza di quanto è avvenuto in Europa e Stati Uniti, non si è mosso. Un po’ perché l’esistenza di sgr bancarie ha permesso di distribuire incarichi e gettoni di presenza generosi. Un po’ per la mancanza di potenziali compratori, salvo i private equity (come Clessidra). Per fortuna non tutto è perduto. Si sta sviluppando la cultura della consulenza finanziaria indipendente, nonostante i ritardi normativi che rendono così difficile lo sviluppo del settore. Diventa perciò necessario che si acceleri il processo di specializzazione a ogni livello: la banca commerciale si occupi di impiegare i denari nel modo più conveniente; le strutture del risparmio gestito, sempre più indipendenti, moltiplichino gli sforzi per offrire prodotti (non solo di casa, per carità) più competitivi; la consulenza diventi lo snodo strategico per la crescita di un risparmio consapevole. Ciascuno insomma faccia il suo mestiere – cosa già abbastanza difficile – senza invadere il terreno altrui.

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