Bnp Paribas Am: banche centrali, probabile allineamento delle politiche monetarie

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Secondo l’analisi di Colin Harte la recente ondata di vendite sul mercato obbligazionario pare eccessiva.

Chiara Merico di Chiara Merico13 luglio 2017 | 09:40

INQUIETUDINE SUI MERCATI – La scorsa settimana i mercati azionari e obbligazionari hanno continuato a mostrare segnali di inquietudine, in particolare a causa delle recenti affermazioni del presidente della BCE Draghi e del governatore della Banca d’Inghilterra Carney, spiega Colin Harte, head of research, active asset allocation, multi asset solutions di Bnp Paribas Am. Tali dichiarazioni hanno alimentato le prospettive di una stretta monetaria – o della fine del programma di allentamento quantitativo – prima di quanto avessero previsto molti operatori finanziari, innescando in particolare un’ondata di vendite sui mercati obbligazionari. I timori dei mercati per una svolta in senso restrittivo, decisa simultaneamente dalle banche centrali malgrado un’inflazione generalmente modesta, sono stati acuiti dalle dichiarazioni di vari membri del FOMC, secondo cui la Federal Reserve sarebbe propensa a ignorare la flessione temporanea dei dati macroeconomici negli USA per perseguire la normalizzazione dei tassi di riferimento. Ad ogni modo, nonostante questa recente fiammata, in una prospettiva di lungo termine la volatilità complessiva rimane bassa rispetto ai dati storici.

BANCHE CENTRALI: CRESCONO I TIMORI PER IL CAMBIAMENTO DEGLI OBIETTIVI – Dopo la crisi finanziaria del biennio 2007-2008, le banche centrali a livello globale hanno reagito in maniera piuttosto asimmetrica all’evoluzione dei prezzi, allentando le politiche monetarie, in caso di inflazione inferiore agli obiettivi stabiliti, in maniera più aggressiva rispetto agli inasprimenti decisi quando la corsa dei prezzi rischiava di superare tali soglie, sottolinea Harte. Nel corso degli ultimi mesi, alcuni alti funzionari delle banche centrali, sia negli Stati Uniti sia in Europa, hanno iniziato a esprimere dei timori per le attuali misure di allentamento non convenzionali, che a loro avviso potrebbero alimentare un eccessivo rialzo delle quotazioni degli attivi finanziari (benché l’aumento dei prezzi al consumo continui a restare al di sotto degli obiettivi ufficiali) favorendo la formazione di bolle speculative in grado di destabilizzare il sistema finanziario.

ADEGUAMENTO DEI PREZZI DI MERCATO: OBBLIGAZIONI IN PRIMA LINEA – Qualora le principali banche centrali cominciassero a modificare i parametri su cui si basa la funzione di reazione, dando maggior rilievo agli aspetti prudenziali e mostrandosi più disposte a tollerare un periodo prolungato con un’inflazione inferiore agli obiettivi, ciò rappresenterebbe una svolta nelle loro politiche, in grado di innescare un adeguamento dei prezzi sul mercato dei titoli di Stato. In realtà, questo è proprio l’andamento che si è verificato di recente: un’ondata di vendite delle obbligazioni e un simultaneo rialzo dei rendimenti che segnala un inasprimento delle condizioni finanziarie, precisa Harte.

MODIFICA TATTICA DELLA DURATION – Dopo l’ondata di vendite della settima scorsa sul mercato obbligazionario, è stata ridotta la posizione short in termini di duration nei titoli dell’area euro. Si tratta di una scelta tattica poiché siamo convinti che una strategia incentrata su una duration breve resti valida in una prospettiva di lungo periodo. Tuttavia, riteniamo che l’attuale ondata di vendite si rivelerà eccessiva nel breve periodo e prevediamo che vi sarà una correzione seguita da una nuova flessione dei rendimenti. Inoltre, l’attuale offerta netta negativa di titoli di qualità – con scadenze quindi più numerose delle nuove emissioni – tende a integrare nelle quotazioni un premio di “scarsità” che dovrebbe accentuare le pressioni al ribasso sui rendimenti, in particolare sui Bund tedeschi. Le altre strategie d’investimento sono rimaste invariate, aggiunge Harte. Secondo noi, la sopravvalutazione degli indici azionari USA è più accentuata rispetto ai listini europei, e siccome il mercato del Regno Unito è maggiormente correlato a quello statunitense, deteniamo una posizione sovrappesata nell’eurozona rispetto alle azioni delle società britanniche. Tale posizione riflette anche il fatto che le nostre stime relative ai profitti societari nel Regno Unito sono molto più basse rispetto a quelle prevalenti sui mercati. La situazione è diversa per il settore immobiliare quotato: rispetto a inizio anno le azioni europee hanno registrato un notevole rialzo, mentre la performance dei titoli USA è stata più modesta. Abbiamo optato per un sovrappeso nel mercato USA al fine di trarre vantaggio da tale divergenza che dovrebbe invertirsi nei prossimi mesi poiché l’immobiliare statunitense beneficia di una domanda in crescita a fronte di un’offerta limitata.

TITOLI HIGH-YIELD: LE QUOTAZIONI PAIONO SOPRAVVALUTATE – Sempre negli USA, il mercato dei titoli ad alto rendimento pare sopravvalutato. In particolare riteniamo che le quotazioni non abbiano ancora integrato la recente flessione del prezzo del greggio e l’aumento del rischio di insolvenza nel settore energetico, che rappresenta il 30% del mercato high-yield. Infine, a nostro avviso, il debito dei paesi emergenti denominato in USD è sopravvalutato rispetto ai titoli in valuta locale, e questa stima trova riscontro nel sovrappeso nel debito in valuta locale rispetto ai titoli in dollari. Tale posizione punta a trarre beneficio dai rialzi valutari, poiché molte divise emergenti dovrebbero appezzarsi rispetto ai livelli modesti attualmente registrati, conclude Harte.


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