Vontobel: è prematuro tornare a investire nei mercati emergenti

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Avatar di Redazione 4 Marzo 2014 | 14:10
Gli asset dei mercati emergenti hanno guadagnato indubbiamente di attrattiva, ma al gestore sembra prematuro scommettere su un “outsider”.

MERCATI EMERGENTI – “Tutto sommato, i mercati emergenti versano in condizioni decisamente migliori rispetto al 1997/1998 (crisi asiatica e russa) e al 2001/2002 (default dell’Argentina, traballamenti in Brasile)”. A scriverlo è Christophe Bernard, chief strategist di Vontobel. “Questa situazione è riconducibile ai tassi di cambio flessibili, all’aumento delle riserve di divise e alle migliori cifre del debito pubblico. Tuttavia, molti Paesi si sono crogiolati nell’autocompiacimento e oggi si ritrovano di fronte a un deterioramento delle partite correnti, a un aumento dell’inflazione interna e a un calo dei rendimenti societari. Ciò che è più grave, tuttavia, è che non hanno adottato le necessarie riforme strutturali per attrarre gli investimenti esteri diretti e migliorare le infrastrutture (eccetto Cina e Messico)”.

ESPOSIZIONE AZIONARIA
– “Proprio questa sarebbe stata però la ricetta per mantenere elevate le potenzialità di crescita. Le valutazioni sono migliorate, ma la volatilità rimane. Noi manteniamo pertanto una posizione neutrale nei mercati emergenti e seguiamo molto da vicino i potenziali catalizzatori”. Insomma, conclude Bernard, “abbiamo sfruttato la debolezza dei mercati per aumentare in modo selettivo la nostra esposizione azionaria. Ne consegue un lieve soprappeso delle azioni. Le politiche monetarie accomodanti, i bassi livelli di inflazione, la ripresa economica globale e la robusta redditività delle imprese aprono prospettive positive per i mercati azionari sviluppati”. 

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