Salone del Risparmio, il vice ministro Morando: m’impegno per l’armonizzazione fiscale

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Avatar di Elisa Zeri 28 Marzo 2014 | 16:00
La quinta edizione del Salone del Risparmio si è chiusa con l’intervento del vice ministro dell’Economia Enrico Morando, dal quale è arrivato un messaggio importante.

VERSO L’ARMONIZZAZIONE – “L’aliquota sui titoli di Stato resterà al 12,5% ancora per un po’ di tempo. Del resto, nonostante sappiamo bene che gli impegni futuri andranno tutti in direzione dell’armonizzazione (ce lo chiede anche il Fondo monetario internazionale), oggi resta forte la preoccupazione per quei 440 miliardi di euro che dobbiamo emettere sul mercato per finanziare l’enorme livello di debito italiano”. A parlare è il vice ministro Enrico Morando (nella foto a destra), raggiunto da Bluerating in occasione del Salone del Risparmio, alla conferenza di chiusura organizzata da Banca Generali e intitolata “Previdenza o Provvidenza: una nuova bussola per il futuro”. Per il resto, l’appuntamento è al primo maggio, quando scatterà l’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie dal 20% al 26% per determinati asset.

RISPARMIO PER GLI INVESTIMENTI – Il vice ministro ha continuato: “la sfida, oggi, è portare una quota di una parte del risparmio (che, nonostante il credit crunch, resta corposo) a investire in capitale di rischio in un contesto, però, di stabilità. Ecco che anche il mercato dei minibond funzionerà. Sono fiducioso, il nostro lavoro procede”. A proposito di risparmio e di quota di denaro da accantonare eventualmente per il futuro, il vice ministro ha precisato: “non condivido il giudizio circolato in questa tavola rotonda secondo cui nel 2030 il tasso di sostituzione tra prestazione e salario del sistema previdenziale in vigore sarà bassissimo. Su dati Inps, il tasso di sostituzione con 38,2 anni di contributi iniziando a lavorare a 30 anni è pari al 78%. E persino un lavoratore discontinuo con solo 20,2 anni di contributi che ha iniziato a lavorare a 48 anni ha un tasso pari al 48%”.

PREVIDENZA COMPLEMENTARE
– Ha poi aggiunto: “Detto questo, abbiamo grande interesse al fatto che si sviluppi la previdenza complementare. Quello che conta, in politica, è la prospettiva temporale. Ora abbiamo la novità Renzi, che si è dato una programmazione degli interventi di medio-lungo periodo. Solo così potrà diventare credibile una strategia di cambiamento che aggredisce i nodi strutturali. Anche la revisione della spesa pubblica è un altro punto che si può gestire solo con un’ottica che abbia respiro”. Ha sottolineato infine un punto “di cui non parla nessuno ma che è molto importante: l’unione bancaria e la conseguente garanzia europea sui depositi. Anche solo un anno fa nessuno avrebbe scommesso sarebbe avvenuta. Ora bisognerebbe fare in modo che la Bce si metta a fare quello che fa la Fed, ovvero acquistare direttamente una quota di titoli sul mercato per ottenere una riduzione del tasso di sofferenza e aiutare le banche a fare credito”.

UN RUOLO IMPORTANTE – “Il risparmio gestito si candida ad avere un ruolo sempre più importante nell’industria finanziaria europea. Sono entusiasta di come è andato il Salone del Risparmio di quest’anno, che ha registrato più di 12mila presenze”, ha commentato il neopresidente Assogestioni Giordano Lombardo (nella foto a sinistra) sempre nella conferenza di chiusura del Salone. In Italia c’è la percezione dell’allungamento dell’età lavorativa e della dimensione del tasso di sostituzione “ma è ancora scarsa l’informazione sull’argomento e scarsa è la propensione ad aderire alla previdenza complementare“, ha sottolineato Chiara Fornasari, a capo della ricerca sul tema targata Prometeia. Un’indagine che si focalizza su 1.200 casi diversi su tre fasce di età. Ha concluso: “emerge uno scenario pessimistico per oltre il 45% degli interlocutori. E un dato piuttosto sconfortante: solo il 24% ha aderito a una qualche forma di previdenza complementare”. A fare da sfondo, il fatto che le banche e gli intermediari finanziari non ne parlano abbastanza. Infine, per quanto l’andamento dei fondi pensione sia legato a doppio filo ai volatili mercati finanziari, in un’ottica comparativa si vede che, comunque, il loro rendimento è superiore al quello del Tfr”.

LE SCELTE DEGLI ITALIANI
– “Gli italiani continuano a comprare titoli di Stato e patrimoni immobiliari che non hanno rendimenti prospettici interessanti”, ha spiegato Davide Gatti, direttore commerciale di Anima sgr. Eppure le cose, secondo Gian Maria Mossa, condirettore di Banca Generali, stanno cambiando. “Obbligazioni e real estate stanno passando un po’ di moda. Il punto, però, è che questo è un mercato guidato dall’offerta e non dalla domande. Occorre essere più flessibili dal lato dell’investimento, dare la possibilità di tornare indietro e essere profittevoli”. Infine Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni: “ci vogliono benefici fiscali, dobbiamo lavorare e razionalizzare sull’incentivo. Abbiamo un sistema bizantino. È l’Europa che ce lo chiede. Occorre detassare l’accumulo e avere un’unica aliquota quando si esce. Bisogna parlare seriamente dei piani individuali pensionistici con incentivo chiaro. Fanno parte di una direttiva europea, noi dobbiamo anticiparli e non aspettare che siano gli stranieri a venire sul mercato italiano a proporceli”.

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