Natixis Am: la Bce non cambia diagnosi sull’area euro

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di Chiara Merico 21 Luglio 2017 | 09:26
La ripresa è sempre più forte e i rischi sono ben bilanciati. Ma il tasso di inflazione è ancora al di sotto del target della Bce, inferiore ma vicino al 2%.

POLITICA ACCOMODANTE – La Bce mantiene il suo commitment verso l’estensione di un periodo molto accomodante in termini di politica monetaria, spiega Philippe Waechter, chief economist di Natixis Asset Management. Non c’è alcun cambiamento strategico in riferimento alla diagnosi economica della Bce  sull’area euro. La ripresa è sempre più forte e i rischi sono ben bilanciati. Ma il tasso di inflazione è ancora al di sotto del target della Bce, inferiore ma vicino al 2%. Su questo punto la Bce  sostiene che il basso prezzo del petrolio giustifica, anche se non è ancora sufficiente, un tasso di inflazione core ancora vicino all’1%. Draghi ha affermato che l’inflazione dovrebbe mantenersi vicina all’attuale livello (1,3%) nei prossimi mesi. Inoltre, nessuna convergenza verso il target è atteso dalla Bce nell’immediato futuro. In altre parole, la ripresa è forte dal lato dell’economia reale, ma limitata dal punto di vista nominale. Fino a quando il tasso di inflazione rimarrà basso, la politica monetaria resterà accomodante; la Bce continuerà ad acquistare importanti asset fino a quando le aspettative di inflazione non convergeranno verso il tasso obiettivo. Potrebbe cambiare idea solo nel caso in cui l’inflazione dovrebbe crescere nei prossimi messi, ma questo al momento non rientra nell’ambito del profilo delle percezioni della Bce.

 

NIENTE CAMBIAMENTI DI TONO – Non avverto nella dichiarazione della Bce un cambiamento nel tono o nelle modalità con le quali la politica monetaria verrà modificata in futuro, sottolinea Waechter. Coloro che pensano che avrebbe potuto esserci un messaggio differente rispetto a quanto affermato nel seminario della Banca Centrale Europea di Sintra si sono sbagliati. Il programma di acquisto degli asset verrà discusso nel corso del meeting in autunno (probabilmente a settembre) in quanto si prevede che il programma attuale debba chiudersi a dicembre se le prospettive di lungo termine dell’inflazione dovessero convergere al 2% o se il tasso di inflazione si avvicinasse al target. L’importo attuale di 60 miliardi di euro al mese verrà probabilmente abbassato nel 2018 in quanto la ripresa è vigorosa, ma non avremo una data ultima fino a quando il tasso di inflazione al 2% non si registri in tempi rapidi. Ci aspettiamo 60 o 40 miliardi al mese dopo dicembre 2017. La Bce non ha necessità di velocizzare il cambiamento della sua politica monetaria in quanto il suo impatto è asimmetrico. Un cambiamento troppo repentino si dimostrerebbe un rischio negativo per la ripresa e non è quello che la Bce vuole per l’economia dell’area euro. La Bce può aspettare prima di cambiare idea, fino a quando non si aspetti un tasso di inflazione più elevato. L’obiettivo della Bce deve essere la creazione di un momentum di crescita più vigoroso e autonomo supportato da una domanda privata interna. Per questo motivo, una politica monetaria accomodante per un periodo più esteso continua a essere la giusta via.

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