Dan Roberts (Fidelity): catturare la crescita grazie ai dividendi

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di Redazione 12 Giugno 2014 | 12:07
Investo in società europee di portata globale per beneficiare della ripresa, senza rinunciare ai trend di recovery in atto in altre aree, dice il manager Roberts.

DIVIDENDI CERCANSI – Sebbene lo stacco di una cedola non sia per forza garanzia di solidità per un’azienda (e quindi per un titolo), con un occhio attento ai fondamentali e ai conti economici si trovano opportunità di buoni rendimenti. E gli investitori sono sempre più attratti da questa strategia, dato che coniuga il dinamismo dell’investimento azionario a una volatilità più contenuta. Storicamente le società che staccano dividendi elevati e in crescita tendono a ottenere risultati superiori nel lungo periodo e a registrare meno volatilità proprio perché favorite dagli investitori. A questo proposito, Fidelity propone il FF Global Dividend Fund, che seleziona le società dalla crescita sostenibile e in grado di staccare dividendi superiori del 25% rispetto alla media del mercato. A parlare è Dan Roberts, portfolio manager.

Come ottimizzare i vantaggi dell’investimento nel reddito azionario?

Ci vogliono strategie dedicate e bisogna saper puntare su società solide e sane, caratterizzate dallo stacco continuativo di dividendi elevati e in crescita. Queste aziende sono meno volatili rispetto alla media del mercato, grazie anche alla preferenza che gli investitori danno proprio ai titoli che staccano dividendi. Il dividendo stesso, tra l’altro, può costituire un’utile fonte di reddito aggiuntivo.

Cosa caratterizza la strategia di investimento di FF Global Dividend Fund?
Non tutte le società che staccano dividendi elevati sono uguali fra loro. Anzi, i dividendi sostenuti potrebbero celare una “trappola del valore”, cioè non essere sostenibili nel tempo o essere la conseguenza di un calo strutturale del valore della società. Negli ultimi anni abbiamo beneficiato di un andamento rialzista dei mercati e il fondo che gestisco ha dato buoni risultati. Ma i vantaggi del mio approccio si dimostrano validi anche nelle fasi più complicate. Il mio approccio infatti si prefigge di ridurre al minimo il rischio e preservare il capitale in tutte le fasi del mercato, positive e di turbolenza.

In che tipo di società investe quindi?

Proprio per limitare il rischio in portafoglio investo solo in società che abbiano modelli di business ben definiti, con flussi di cassa prevedibili e costanti, una posizione finanziaria solida e sostenibile, una contabilità trasparente. Infine, un management che capisca l’importanza di una buona allocazione del capitale. Mantengo inoltre un limite di esposizione a singoli titoli non superiore al 4%. In questo modo è possibile contenere i rischi in portafoglio e massimizzare i vantaggi che caratterizzano i fondi rispetto all’investimento in singoli titoli. Un’ampia diversificazione settoriale, geografica e di titoli contribuisce inoltre a ridurre la volatilità e il rischio, ottimizzando il profilo rischio/rendimento del portfoglio, aumentandone così l’efficienza.

Dal punto di vista settoriale, dove vede le maggiori potenzialità oggi?
Il settore health care resta il mio preferito e rappresenta circa il 20% del portafoglio. Nonostante valutazioni non ai minimi abbiano toccato i minimi, le prospettive sono favorevoli, perché la domanda generata dalla crescita demografica e l’aumento delle vendite nei mercati emergenti supportano questi titoli. Per quanto riguarda i servizi finanziari l’esposizione del fondo è in gran parte concentrata nel settore immobiliare e in quello assicurativo del ramo danni, che presentano dividend yield interessanti. Il fondo non è esposto alle compagnie assicurative del ramo vita e conta solo due banche.

Quali sono a livello globale le geografie più interssanti in questa fase?
Sono fortemente sovrappesato sulle aziende Europee e sui Paesi sviluppati. In particolare l’Europa è un mercato interessante grazie a una serie di caratteristiche positive, tra cui il margine di crescita dell’azionario rispetto ai massimi storici, le solide politiche in tema di dividendi e la possibilità di scelta all’interno di una grande varietà di titoli che corrispondono dividendi. In particolare stiamo investendo in imprese globali con sede in Europa. In questo modo è possibile beneficiare della ripresa europea, senza rinunciare ai trend di crescita in atto in altre aree del mondo e in particolare negli Stati Uniti. Il fondo ha inoltre una forte esposizione ad aziende Usa e giapponesi. Guardando infine ai Paesi emergenti, la mia esposizione è limitata quasi esclusivamente a società globali che seppur quotate nei Paesi sviluppati, traggono una parte dei loro profitti dai Paesi emergenti.

Da cosa si capisce che un titolo è in difficoltà?
In generale, un rendimento stimato superiore al 5-6% comincia a perdere di credibilità, aumentando le probabilità che i dividenti distribuiti siano inferiori alle aspettative. È essenziale analizzare i fondamentali dei titoli.

Quali sono stati finora i risultati della strategia di investimento di FF Global Dividend Fund?
Dal lancio il fondo ha ottenuto un rendimento del 45% (dal 30 gennaio 2012 al 14 maggio 2013, in euro, con copertura del rischio di cambio). Il fondo ha dunque generato un rendimento superiore rispetto all’indice Msci All Countries (ndr di quasi il 10%). Inoltre il drawdown del fondo è stato inferiore. Per gli investitori della classe a distribuzione mensile, il fondo ha ottenuto sia una crescita del capitale, che un flusso di reddito.

Qual è, in sintesi, l’obiettivo del fondo?
Il mio obiettivo è il conseguimento di una sovraperformance nel lungo periodo supportata da flussi di reddito con qualità elevata. Il mio approccio è molto focalizzato sulla gestione del rischio, non tanto inteso come deviazione dall’indice, ma piuttosto come possibilità di subire perdite. Adotto quindi una strategia che mira a ridurre la volatilità e il drawdown, senza rinunciare a beneficiare della crescita dei mercati azionari nelle fasi rialziste.

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