De Michelis (Frame AM): il Giappone è ancora a sconto

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di Biagio Campo 9 Ottobre 2014 | 14:00
I ribassi delle ultime sedute possono rappresentare un’occasione di acquisto sul Giappone, ancora ben lontano dal picco di 39.000 punti toccato nel 1989 dal Nikkei.

IL SOL LEVANTE DEVE USCIRE DAL TORPORE DEFLAZIONISTICO – “In un’ottica di medio e lungo termine, mantenendo un occhio particolarmente attento alle riforme istituzionali che devono essere implementate, ai livelli attuali conviene ancora investire sull’azionario giapponese”, questa l’opinione espressa da Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management. Dopo 25 anni dal famoso picco di mercato, con l’indice Nikkei che sfiorò i 40 mila punti nel 1989, il governo giapponese “ha capito che deve assolutamente far uscire il Paese da questo torpore deflazionistico nel quale è sprofondato dopo il grande crash. Il sistema bancario ha impiegato anni per effettuare il processo di deleveraging, ovvero ridurre i propri bilanci, e adesso è finalmente pronto a rifornire credito all’economia”.

IL CASO DI MAZDA
– Contestualmente Abe e Kuroda hanno di fatto svalutato lo yen e inflazionato il sistema con un imponente programma di quantitative easing, “un elemento che ha ridato competitività alle aziende nipponiche le quali, a fronte di una crescita del mercato azionario  di oltre il 50%,  hanno visto salire gli utili aggregati di quasi il 60%. Il rapporto prezzo/utili (p/e) si è addirittura contratto rispetto agli altri mercati internazionali, tra cui quelli europei“, prosegue De Michelis. In particolare “prediligo il settore finanziario, per le valutazioni economiche dei titoli e per il processo di ripartenza del credito. Anche le aziende legate all’export internazionale possono fare molto bene, a riguardo citerei Mazda, che grazie ad un importante processo di ottimizzazione era in grado di guadagnare anche con un cambio di 85 yen per dollaro ed ora, con il cambio intorno a 105, vede letteralmente esplodere i propri utili”.

IL LISTINO È ARRIVATO AL -15% NEL 2014 – Quest’anno il listino è arrivato a perdere fino al 15%, in primo luogo “a causa delle prese di beneficio di investitori poco attenti ai fondamentali e soltanto di recente è tornato ai valori di inizio anno. Nel frattempo però il più importante fondo pensione giapponese ha deciso di aumentare la parte riservata all’investimento azionario diretto ed è presumibile che verrà seguito da altri. Contestualmente stanno avvenendo le riforme strutturali volute fortemente dal primo ministro Abe, per riportare il substrato economico nipponico ad una maggiore attenzione verso gli azionisti e gli investitori”. Gli elementi sopra descritti “mi portano a concludere che oggi, in un portafoglio azionario, non possa mancare la componente giapponese, facendo tuttavia attenzione a coprire per almeno 2/3 l’esposizione valutaria”, continua De Michelis. Il mercato azionario nipponico mostra una scarsa correlazione rispetto ai listini internazionali, ad esempio in settembre è salito di quasi il 5%, mentre gli indici statunitensi sono calati di circa l’1%. “Il Giappone non uscirebbe immune a fronte di un marcato calo dei mercati azionari mondiali, tuttavia tale fattispecie potrebbe essere utilizzata per aumentare l’esposizione”. Per investire sull’azionario giapponese la casa di Lugano predilige la selezione di gestori attivi rispetto agli etf, “ma è fondamentale verificare l’effettiva generazione di alpha rispetto al benchmark. Per le nostre asset allocation utilizziamo Capital International Fund Japan, Schroders Japan Opportunities, Oyster Japan opportunitiesed ed infine gli inglesi di Ruffer Japanese”, conclude De Michelis.

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