Le vere incognite del reddito fisso

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Avatar di Redazione 12 Novembre 2014 | 13:32
Storicamente la classe d’investimento che presenta le maggiori preoccupazioni è quella azionaria. Attualmente, a tenere banco sono le vicende legate al mercato del reddito fisso.

TIENE BANCO IL REDDITO FISSO – Storicamente la classe d’investimento che presenta le maggiori preoccupazioni è quella azionaria, ovvero la parte “speculativa” e volatile, capace di dare grandi soddisfazioni ma anche enormi perdite. Attualmente, a tenere banco sono le vicende legate al mercato del reddito fisso. Negli Usa stiamo assistendo alla fine di una politica monetaria accomodante e a una graduale ripresa economica, che ha portato il decennale americano dal minimo storico di 1,379% di ormai due anni fa all’attuale 2,20%. In questo caso, come per gli high yield, la principale incognita è la tempistica del rialzo dei tassi e la sua intensità.

IL DEBITO EMERGENTE – Altra fonte di discussioni riguarda il debito emergente, in valuta locale in primis, in virtù della correlazione con i movimenti del dollaro già vissuta lo scorso anno. Nell’eurozona, durante la crisi del debito europeo, i rendimenti decennali dei periferici hanno raggiunto livelli vicini al 7,50% (Italia e Spagna) e al 18% (Portogallo). Malgrado una situazione economica europea complicata e dopo la prima vera correzione sui periferici di metà ottobre, oggi siamo intorno al 2,20% (Spagna), al 2,50% (Italia) e al 3,40% (Portogallo). Alla base di questo impressionante movimento c’è il nuovo corso di politica monetaria della Bce partito con Draghi. Il messaggio “pronti a tutto” del 2012, il recente azzeramento dei tassi e il possibile lancio di un quantitative easing ne sono la prova. La recente corsa al rendimento da parte dei diversi investitori che in precedenza avevano shortato il debito periferico e l’arrivo di quanti fino a poco tempo prima consideravano rischioso questo tipo di investimento ne hanno completato il percorso. Nei prossimi mesi sarà interessante osservare la possibile continua riduzione dei rendimenti dei periferici europei, i movimenti sugli high yield, sul Treasury e sugli emerging debt in valuta locale.

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