Bakkum (Ing IM), gli azionari emergenti torneranno a correre nel 2015

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di Diana Bin 6 Febbraio 2015 | 09:20
Maarten-Jan Bakkum, senior strategist multi-asset di Ing Investment Management, guarda con attenzione a Indonesia, Sud Africa, Turchia e Brasile.

RIFORME INEVITABILI – “Dopo quattro anni di rallentamento della crescita economica, tre anni e mezzo di indebolimento delle valute, diciotto mesi di crescita dei tassi di interesse e due trimestri con deflussi di capitali consistenti, i responsabili politici del mondo emergente si sono finalmente decisi ad entrare in azione”. Parola di Maarten-Jan Bakkum, senior strategist multi-asset di Ing Investment Management, secondo cui a Messico e India – fino a pochi mesi fa gli unici ad attuare riforme strutturali per rafforzare il proprio potenziale di crescita – si sono uniti di recente “Indonesia (con convinzione), Sud Africa e Turchia (esitanti) e Brasile (a sorpresa)”. Resta da vedere, continua l’esperto, “se i politici potranno o vorranno attuare interventi più ampi. Ma come in ogni crisi è ormai chiaro che le riforme sono inevitabili se le pressioni sono abbastanza forti. Per i paesi che hanno subito maggiormente il rallentamento della crescita e il calo delle valute, non agire non è più un’opzione”.

INDONESIA – “In Indonesia, dall’estate del 2013 la banca ha mantenuto i tassi d’interesse a livelli elevati, in parte per spingere il governo per accelerare la riduzione delle sovvenzioni ai carburanti. Queste sovvenzioni sono state la principale causa della rapida espansione del bilancio e del disavanzo delle partite correnti del Paese. A fine 2014, il nuovo governo del presidente Jokowi ha perciò agito rapidamente, riducendo le sovvenzioni e sganciandole dal prezzo del petrolio. Questo ha ridotto significativamente il rischio di un grande deficit di bilancio per il futuro e ha creato un ampio margine per gli investimenti in infrastrutture”.

SUDAFRICA, TURCHIA, BRASILE – “In Sud Africa, Turchia e Brasile i governi si sono impegnati nel ridurre il deficit di bilancio, mentre le banche centrali mantengono i loro tassi di interesse relativamente alti. Il Sud Africa e la Turchia non hanno ancora attuato riforme adeguate per poter ridurre un disavanzo delle partite correnti strutturalmente elevato. In Brasile, invece, dove l’economia è in stallo e il tasso di cambio si è deprezzato di circa il 20% da settembre, il secondo governo Dilma ha recentemente iniziato a ridurre le sovvenzioni energetiche e i prestiti agevolati”.

IL 2015 SARA’ L’INIZIO DELLA RIPRESA
– Le recenti misure adottate nei paesi vulnerabili, conclude il manager, “sono incoraggianti per le prospettive di crescita nel lungo termine, e forse, nel breve termine, anche per i mercati azionari. Dopo quattro anni di riduzione della crescita nei paesi emergenti, la crescita media dovrebbe precipitare sotto il 4% nei prossimi mesi. Ciò significa che tra poco si toccherà il fondo. Supponendo, prudentemente, che la crisi bancaria in Cina possa essere evitata, non è irragionevole prevedere che il 2015 possa rappresentare l’inizio della ripresa della crescita nei mercati emergenti. Questo potrebbe segnare un nuovo periodo di sovraperformance per i mercati azionari emergenti, dopo più di quattro anni di sottoperformance rispetto ai mercati sviluppati. È sempre più plausibile pensare, quindi, che i policymaker dei paesi con maggiori problemi strutturali si siano finalmente svegliati e siano pronti ad affrontare la realtà”.

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