Italiani ancora innamorati dei bond

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 24 Febbraio 2015 | 08:21
Lo rivela il nuovo Global Investment Study realizzato da Legg Mason: più di un quarto del portafoglio italiano (26%) è investito in obbligazioni.

L’AMORE PER I BOND – Italiani e bond, un legame indissolubile. Il 26% dell’intero portafoglio italiano è infatti allocato in obbligazioni e si tratta non solo della più alta percentuale riscontrata tra i principali paesi europei (16% in Spagna, 14% in Germania, 11% in UK, 10% in Francia), ma anche tra le principali nazioni a livello globale (16% negli Stati Uniti, 18% in Brasile, 15% in Cina, 9% in Giappone ed Australia). Lo rivela il nuovo Global Investment Study realizzato da Legg Mason, realizzato in 20 paesi, che ha raccolto i dati di oltre 4.000 investitori tra i 40 e i 75 anni, con un patrimonio medio investito, per quanto riguarda gli investitori italiani, di circa 1 milione e 700mila dollari statunitensi.

PUNTARE SUL REDDITO FISSO – La restante parte del portafoglio medio italiano è suddivisa principalmente in: azionario (21%), investimenti immobiliari (20%), liquidità (19%), mentre il 6% è dedicato agli investimenti non tradizonali. Gli italiani continuano inoltre a credere nelle opportunità di investimento fixed income, come testimonia il fatto che il 30% degli investitori nel nostro Paese sta progettando di aumentare in questo 2015 la porzione obbligazionaria in portafoglio (mentre il 32% sta pensando di aumentare la parte azionaria).

INVESTIRE ALL’ESTERO – Il 49% del portafoglio italiano risulta dunque investito in asset capaci di generare una rendita e, di questo, il 27% è investito sui mercati internazionali. Il nuovo studio Legg Mason conferma infatti anche la predilezione degli italiani per i mercati esteri: in media il 29% del portafoglio italiano è investito sui mercati internazionali e questa percentuale è la più alta tra tutti i paesi oggetto di indagine (13% in Usa, 12% in Spagna, 16% Germania, 15% Francia, 22% Belgio, 17% Cina, 19% Giappone, 10% Brasile). Ciò che spinge gli italiani a guardare oltre confine è in primis la ricerca di una diversificazione dei rischi su differenti mercati (55%) e poi la possibilità di ottenere rendimenti più elevati rispetto al mercato italiano (51%).

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