Bnp Paribas IP: il QE ha agitato i mercati perché mancano attivi sicuri

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Avatar di Redazione 16 Marzo 2015 | 14:43
Joost Van Leenders, chief economist multi asset solutions di Bnp Paribas IP, illustra la strategia settimanale della società.

SCENARIO – La volatilità sui mercati azionari ha registrato un notevole incremento a partire da inizio marzo, osserva Joost Van Leenders, chief economist multi asset solutions di Bnp Paribas IP. “Ma a nostro parere non vi sono particolari motivi d’inquietudine per l’economia globale”. Negli ultimi tempi, ha proseguito l’esperto, “i dati in arrivo dagli Usa sono risultati inferiori alle stime, ma il rapporto sul mercato del lavoro di febbraio ha rilevato andamenti favorevoli. Le cifre relative all’espansione dell’economia nell’area dell’euro e in Giappone sono state positive, e nell’arcipelago orientale sono migliorati anche gli indici di fiducia. Gli indici azionari europei hanno registrato una performance più elevata rispetto alle azioni Usa – favoriti dalle prospettive di acquisto di attivi su larga scala da parte della Bce – ma l’avvio effettivo del programma ha inciso in misura maggiore sulle obbligazioni e ha creato scompiglio sui mercati valutari. Ad ogni modo le politiche monetarie sono favorevoli e giustificano il sovrappeso nel comparto azionario”.

ASSET ALLOCATION: LEGGERE MODIFICHE
, POSIZIONI CORE – “La politica monetaria sta influenzando fortemente i mercati finanziari. Sebbene gli operatori avessero previsto l’avvio di un programma di acquisti da parte della BCE, l’inizio effettivo dell’intervento ha provocato un brusco ribasso dei rendimenti in tutta l’area dell’euro. Gli interessi sul debito della Germania sono negativi fino ai titoli con scadenza a sette anni, analogamente a quelli di Olanda e Finlandia. I rendimenti della Francia sono negativi sino ai titoli quadriennali, mentre gli interessi sulle emissioni decennali di Italia, Spagna e Portogallo sono ai minimi storici. L’euro si è indebolito rispetto al dollaro, alla sterlina e persino allo yen e – a nostro avviso – l’impatto del QE nell’area dell’euro è stato tanto incisivo a causa della relativa scarsità di attivi sicuri.

OSCILLAZIONI VALUTARIE
– Le oscillazioni valutarie hanno avuto un notevole impatto sui rendimenti azionari. Dall’inizio dell’anno, infatti, in termini di valuta locale, le azioni USA sono in lieve calo, come pure i titoli emergenti, mentre le azioni europee sono in rialzo del 15% e le azioni nipponiche hanno guadagnato il 7%. Tuttavia espresse in euro le performance mostrano divergenze minori: azioni USA +13%, Giappone +21% e infine mercati emergenti +12%. Riteniamo che eventuali timori per la crescita siano eccessivi: i profitti delle imprese USA sono stati corretti al ribasso, ma le correzioni nel settore energetico hanno avuto un impatto eccessivo. Sebbene le dinamiche degli scambi sui mercati obbligazionari e valutari siano vivaci, ne prevediamo il rallentamento. Pertanto, abbiamo mantenuto la posizione sovrappesata nel comparto azionario e le posizioni in valute estere non sono coperte: fattore positivo dal punto di vista dell’euro.

OBBLIGAZIONI
– Per quanto riguarda le obbligazioni, deteniamo una posizione sovrappesata nel segmento dei titoli societari investment-grade emessi da aziende europee. Le attese di un allentamento quantitativo da parte della BCE hanno avuto un notevole impatto, che tuttavia avrebbe dovuto essere in gran parte già scontato. In termini relativi, i titoli societari high-yield sono diventati più interessanti grazie alla frenata del calo di spread e rendimenti, e meditiamo di intervenire in questo settore in futuro.

REAL ESTATE
– Manteniamo una posizione decisamente sovrappesata nel settore immobiliare europeo, e un sovrappeso nel settore immobiliare tedesco rispetto a quello USA. Infine, considerata l’assenza di una ripresa generalizzata delle materie prime, abbiamo giudicato prematuro modificare l’attuale posizione in questo comparto. Posizioni flessibili multi-asset – Abbiamo ridotto la posizione rialzista sui titoli di Stato del Messico rispetto ai Treasury USA. La valuta messicana, infatti, si è indebolita rispetto al dollaro USA dopo gli ottimi dati rilevati dal rapporto sul mercato del lavoro, mentre l’intervento della banca centrale messicana non ha sortito effetti rilevanti. A nostro parere, vi sono poche possibilità che un rialzo dei tassi possa frenare il deprezzamento del peso. Tuttavia, abbbiamo accentuato la posizione rialzista sul peso rispetto alla sterlina britannica. La valuta messicana, infatti, pare a buon prezzo nei confronti della sterlina, mentre i mercati mostrano forti attese di turbolenze politiche nel Regno Unito.

ALTRE POSIZIONI
•    sovrappeso nei settori informatico e dei beni di consumo USA;
•    posizione sovrappesata sul debito senior investment-grade del settore finanziario europeo;
•    posizione lunga in contratti swap sull’inflazione a 5 anni USA;
•    posizione lunga sul dollaro rispetto al franco svizzero;
•    posizione rialzista sulla rupia indiana rispetto al won della Corea del Sud.

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