Bnp Paribas IP: “privilegiamo le azioni dei Paesi emergenti asiatici”

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di Redazione 23 Marzo 2015 | 15:19
Di seguito il commento di Joost Van Leenders, chief economist multi asset solutions di Bnp Paribas IP.

LA FED – Alla vigilia della riunione del Comitato di politica monetaria della Federal Reserve, la serie di dati economici Usa inferiori alle stime si è allungata, osserva Joost Van Leenders, chief economist multi asset solutions di Bnp Paribas IP. “Tuttavia, la banca centrale statunitense non ha deluso le attese degli analisti e sta preparando il terreno per il primo rialzo dei tassi d’interesse dopo dieci anni: infatti, nel comunicato finale relativo alla tempistica dell’inasprimento monetario ha eliminato il riferimento alla “pazienza”. In questo contesto, i mercati azionari hanno guadagnato terreno e i rendimenti obbligazionari sono scesi, mentre il dollaro si è lievemente deprezzato rispetto all’euro”.

LA BCE E LE ALTRE BANCHE CENTRALI –
Sul fronte europeo, “dopo aver favorito un calo dei rendimenti obbligazionari, gli effetti degli acquisti di attivi da parte della Bce si sono affievoliti, e i nuovi segnali di ripresa nell’economia dell’area dell’euro hanno addirittura favorito un lieve rialzo degli interessi sui titoli di Stato. I dati in arrivo dal Giappone e dai mercati emergenti appaiono contrastanti, e i dati relativi allo scambio commerciale sono risultate particolarmente modeste. La Banca del Giappone non ha modificato la propria politica monetaria espansiva, mentre la Russia e la Corea del Sud hanno tagliato i tassi di riferimento”.

ASSET ALLOCATION
– “La posizione sovrappesata nel segmento del credito societario investment-grade era riconducibile all’eventualità che la Bce acquistasse direttamente questi titoli, o che spingesse indirettamente al ribasso rendimenti e spread favorendo delle rotazioni di portafoglio su ampia scala. Tuttavia dato che oramai gli spread sono ai minimi storici, le obbligazioni societarie di qualità elevata hanno perso attrattiva, mentre il ritardo registrato dagli spread sui titoli high-yield li rende più interessanti in termini relativi. Qualora l’economia migliorasse ulteriormente, riteniamo che i differenziali di rendimento potrebbero comprimersi ancora, offrendo una protezione in caso di rialzo dei tassi d’interesse”.

LEGGERE MODIFICHE – “Non abbiamo modificato il sovrappeso nel comparto azionario e privilegiamo ancora i mercati dei paesi emergenti asiatici rispetto alle altre aree in via di sviluppo. L’Asia, infatti, dovrebbe trarre beneficio dai prezzi bassi delle materie prime, dell’abbondante liquidità a livello globale e dei progressi nel campo delle riforme economiche. Manteniamo, inoltre, una posizione decisamente sovrappesata nel settore immobiliare europeo, e un sovrappeso nel settore immobiliare tedesco rispetto a quello USA. Infine, per quanto riguarda le materie prime, riteniamo che il ribasso del greggio sia eccessivo e che una ripresa generalizzata sia possibile quando la crescita globale si consoliderà e vi saranno delle pressioni sul fronte dell’offerta. Per il momento, tuttavia, riteniamo sia troppo presto per modificare la posizione in questo comparto”. Per quanto riguarda le obbligazioni, “abbiamo effettuato una rotazione del sovrappeso nel settore del debito societario, passando dal segmento investment-grade a quello high-yield”.

POSIZIONI FLESSIBILI MULTI ASSET – Altre posizioni:
•    posizione rialzista sui titoli di Stato del Messico in USD rispetto ai Treasury;
•    posizione rialzista sul peso messicano rispetto alla sterlina britannica;
•    sovrappeso nei settori informatico e dei beni di consumo USA;
•    posizione sovrappesata sul debito senior investment-grade del settore finanziario europeo;
•    posizione lunga in contratti swap sull’inflazione a 5 anni USA;
•    posizione lunga sul dollaro rispetto al franco svizzero;
•    posizione rialzista sulla rupia indiana rispetto al won della Corea del Sud.

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