Axa IM: rallentano Usa e Uk, Italia meglio della media dell’eurozona

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Maria Paulucci di Maria Paulucci 14 Maggio 2015 | 08:55
Gilles Guibout, responsabile European equity di Axa Framlington, dice: conviene favorire società con un reale potenziale di crescita del fatturato e/o dei margini.

SEGNALI DI RIPRESA IN EUROZONA – Si concentra su eurozona e Italia l’ultimo commento di Gilles Guibout, responsabile European equity di Axa Framlington. “Ad aprile, i dati sulla crescita per il primo trimestre dell’anno hanno mostrato Stati Uniti e Inghilterra in decelerazione, mentre la zona euro ha dato dei segnali di ripresa, proseguendo dalle tendenze viste a inizio anno. Parlando di tassi, dopo aver visto il Bund tedesco toccare il minimo storico di 0,05%, la prospettiva di un ritardo nel rialzo da parte della Fed e della BoE ha portato a un movimento verso l’alto della curva”.

VALUTE E MERCATI
– Nell’eurozona, prosegue l’esperto, “sia i tassi sia l’euro sono risaliti, il mercato azionario ha registrato perdite, mentre il mercato inglese ha beneficiato di un leggero calo della sterlina e di un probabile rinvio del rialzo dei tassi. Nel mese il Ftse Italia All Share e il DJ Eurostoxx Return hanno perso rispettivamente lo 0,46% e l’1,31% mentre il Msci Europe è rimasto stabile a +0,01%, principalmente grazie al settore energetico, che ha beneficiato del rimbalzo del prezzo del petrolio”.

EFFETTO PETROLIO SU ENI
– Quest’ultimo fattore spiega la sovraperformance dell’Italia a confronto con l’eurozona, visto il peso relativo di Eni. “I settori finanziari e dei beni ciclici sono quelli che hanno maggiormente accusato gli ultimi movimenti. Nelle prossime settimane”, segnala l’esperto, “ci aspettiamo che i mercati rimarranno abbastanza tirati, viste le possibili evoluzioni dello scenario politico (elezioni nel Regno Unito, trattative in Grecia), i dati sulla crescita negli Stati Uniti, e il potenziale avvio in Cina di un piano di stimolo economico”.

IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO
– Ancora una volta, saranno le anticipazioni sulle politiche delle banche centrali e l’evoluzione dei tassi a condizionare i mercati. “Con valorizzazioni di 16x il price/earning e spazio ormai limitato per ulteriori espansioni dei multipli, conviene favorire società con un reale potenziale di crescita del fatturato e/o dei margini, che sono gli unici elementi ad assicurare una vera capacità di generazione di risultati e dividendi, e un ritorno a valori più naturali dei multipli”.

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