Lombard Odier IM: Grecia, senza la Bce mercati al palo

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di Gianluca Baldini 2 Luglio 2015 | 09:38
La svolta improvvisa presa dagli eventi durante il fine settimana ha spinto il futuro della Grecia (da un punto di vista politico, finanziario e sociale) e la credibilità politica dell’Eurozona in territori inesplorati.

La svolta improvvisa presa dagli eventi in questi eventi ha spinto il futuro della Grecia (da un punto di vista politico, finanziario e sociale) e la credibilità politica dell’Eurozona in territori inesplorati.   Dopo l’annuncio del primo ministro greco, Alexis Tsipras (venerdì 26 giugno), dell’intenzione di indire un referendum sull’accordo per il salvataggio finanziario il 5 luglio (successivamente approvato dal parlamento), abbiamo assistito al rifiuto da parte dell’Eurogruppo della richiesta di proroga del programma avanzata dal governo greco (la scadenza originale del programma è prevista per il 30 giugno). Oltre all’annuncio della scadenza del programma, abbiamo anche appreso che la BCE congelerà l’erogazione di liquidità d’emergenza che aveva consentito al settore bancario greco di restare a galla negli ultimi mesi. La combinazione di questi sviluppi non permetterà probabilmente alla Grecia di onorare il pagamento all’FMI previsto per il 30 giugno.

Questo non è il 2011/12 – Il principale fattore da considerare se si intende valutare la situazione corrente è che non è paragonabile al 2011/12. Dall’ultimo grave episodio dell’ininterrotta crisi del debito, l’Eurozona è stata particolarmente attiva implementando una serie di back-stop tuttora in essere. In secondo luogo, questa volta i rapporti finanziari diretti della Grecia sono molto più concentrati. Ad esempio, circa l’80% delle rivendicazioni estere sull’economia greca proviene da istituzioni ufficiali, con un conseguente minore impatto diretto sul sistema finanziario globale. Essenzialmente, nella situazione corrente è in gioco la credibilità politica dell’Eurozona piuttosto che le implicazioni finanziarie dirette di un eventuale default greco. Infine, la considerazione forse più importante, la BCE è già impegnata nel Quantitative Easing e dispone delle OMT (strumento recentemente approvato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea), ideate appositamente per questo tipo di situazioni.  

BCE: principale promotrice dei back-stop -  È importante constatare come il Quantitative Easing non sia soltanto uno strumento di politica macroeconomica, ma, considerati i cambiamenti nei bilanci intraregionali generati da questo programma, rappresenta anche un meccanismo di consolidamento dell’Eurozona.  Guardando al futuro, è chiaro che il credito periferico (governativo e societario) registrerà una notevole pressione immediata (dinamica già all’opera nei prezzi di mercato) sulla scorta degli sviluppi cui abbiamo assistito durante il fine settimana. Tuttavia, l’attuale Quantitative Easing impone un limite al probabile allargamento dello spread. Inoltre, prevediamo che le comunicazioni e, se necessario, le azioni della BCE saranno molto aggressive per mitigare un eventuale contagio prolungato derivante dalla situazione descritta in precedenza. Considerate le strutture attualmente disponibili rispetto al 2011/12 e la fragilità della ripresa economica nell’Eurozona, questa volta ci aspettiamo un intervento della BCE più rapido e deciso.  

La vittoria del Sì può ancora salvare la situazione – Tornando alla Grecia, il referendum indetto il 25 giugno sottoporrà all’elettorato la decisione se approvare o meno la proposta di accordo sul salvataggio. Dall’Eurogruppo trapela che alla scadenza del programma prevista per il 30 giugno verrà ritirata qualsiasi proposta. Ne consegue che, in teoria, i greci potrebbero votare un accordo destituito di qualsiasi validità. Tuttavia, l’opinione generale rispetto al referendum è che sia in gioco la permanenza nell’unità monetaria anziché l’accordo in sé e per sé; pertanto, una vittoria del Sì, che potrebbe comportare una ristrutturazione politica in Grecia, di fatto implicherebbe anche una soluzione più duratura del problema. Sebbene ci siano ancora troppi “se” e “ma”, è difficile ignorare i recenti sondaggi elettorali secondo i quali circa due terzi dell’elettorato greco vorrebbe restare nell’Eurozona.    

Prevediamo un grande evento risk-off ma le possibili azioni della BCE rappresentano una rete di salvataggio
– Quanto ai mercati, prevediamo un tono “risk off” generale per i mercati di asset rischiosi e una certa pressione sul credito periferico e High Yield, accompagnata da quotazioni safe haven che beneficeranno i titoli pubblici degli Stati Uniti e della Germania. È difficile prevedere quali saranno le implicazioni per il credito, (periferico, governativo e societario) in quanto, a seconda dei danni prodotti dai mercati, assisteremo probabilmente a un intervento della BCE. Nel comparto azionario, prevediamo una correlazione molto elevata con interventi sui prezzi in periferia, anche se continuiamo a pensare che l’impatto prolungato sulle azioni europee sarà limitato, nonostante l’aumento significativo della volatilità nel breve periodo (di nuovo, a causa del back-stop della BCE). Sul mercato valutario, prevediamo una certa pressione sull’euro, poiché viene utilizzato come strumento di copertura, come nel 2011/12, accompagnata dall’influenza negativa di un eventuale intervento della BCE (sotto forma di un nuovo assetto del Quantitative Easing o come OMT).

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