Russell Investments, la Grecia non è un problema poi così grande

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di Redazione 2 Luglio 2015 | 10:12
Come spiega il team di esperti del gruppo, la volatilità generata dai problemi greci potrebbe persino rappresentare un’opportunità di investimento.

Le prospettive degli strategist di Russel Investments si concentrano soprattutto sulle anticipazioni di due eventi nel prossimo futuro: la tempistica del primo aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (Fed) e le trattative sul piano di salvataggio della Grecia. Gli specialisti prevedono che la Fed attui la prima misura di inasprimento monetario a settembre – una tesi diffusa da tempo – e che la Grecia rimanga nell’Eurozona, ma riconoscono che l’incertezza su entrambi i fronti potrebbe determinare un aumento della volatilità di mercato, peraltro considerata come un’opportunità per incrementare in modo opportuno l’esposizione al rischio nei portafogli.

Nella loro analisi del previsto aumento dei tassi da parte della Fed, gli strategist raffrontano lo scenario attuale con le condizioni di mercato che hanno preceduto i due interventi analoghi di febbraio 1994 e giugno 2004. L’aspetto che emerge più chiaramente dall’outlook è che attualmente azioni, obbligazioni e dollaro americano (Usd) sono tutti relativamente cari rispetto alle due fasi precedenti e che il ciclo dei profitti si trova in una fase ben più avanzata. Tuttavia, dato che il prossimo aumento dei tassi, a parere degli strategist, è uno dei cambiamenti di politica monetaria meglio comunicati di sempre, si ritiene che sia già scontato dai mercati. Considerando tali fattori nel complesso, il team conferma il proprio scenario base di un mercato statunitense caratterizzato da modesti livelli di inflazione, crescita occupazionale moderata e utili a una cifra.

«È lecito prevedere che il cambiamento di rotta della Fed induca un aumento della volatilità, ma resta un’importante questione in sospeso: se eventuali contraccolpi del mercato rappresentino un punto di svolta o di flessione», ha affermato Luca Gianelle, Client portfolio manager di Russell. «Siamo convinti che sia più probabile una flessione e che i mercati azionari continueranno a essere sostenuti sul medio termine se l’economia americana proseguirà la sua crescita moderata».
La situazione greca, sebbene considerata una potenziale perturbazione per i mercati nel breve termine, non appare come un rischio sistemico per l’economia globale. Gli strategist ritengono che l’esito più probabile sia quello di un’ulteriore estensione, con l’erogazione di finanziamenti da parte dell’Unione europea, un graduale rimborso del debito greco e un rimando del problema al futuro. E anche se gli accordi dovessero saltare, il nostro team è dell’avviso che, date le dimensioni relativamente esigue del paese, gli effetti non comprometteranno la ripresa economica dell’Eurozona.

Ecco le attuali previsioni di mercato a livello globale

•    Ciclo economico: ottimismo per i mercati sviluppati
Il ciclo appare molto positivo per l’Europa e favorevole per gli Stati Uniti e il Giappone. Gli indicatori economici europei, ad esempio, stanno migliorando, accompagnati da una potenziale crescita dei margini di profitto. Quanto al mercato statunitense, i profitti si mantengono su livelli di crescita moderati, sostenuti da un’espansione economica solida, seppure a macchia d’olio. In Giappone, gli indicatori economici sono mediocri, ma i profitti segnano una ripresa e aumentano notevolmente le possibilità di un ulteriore stimolo da parte della Banca del Giappone (BoJ). Nei mercati emergenti, gli indicatori del ciclo restano in territorio negativo a fronte del rafforzamento del dollaro americano, del calo dei prezzi delle commodity e del rallentamento cinese.

•    Valutazioni: le azioni statunitensi restano le più care

Se le azioni di Europa e Giappone sono viste dagli strategist come moderatamente costose e quelle dei mercati emergenti moderatamente convenienti, il mercato azionario statunitense resta il più caro, con un rapporto prezzo/utili di Shiller pari a 27 volte e un rapporto prezzo/valore contabile di 2,9 volte (secondo l’indice U.S. large-cap Russell 1000® al 24 giugno 2015).

•    Clima di fiducia: il momentum è un motore positivo nella maggior parte dei mercati
Data la relativa stabilità dei mercati, gli strategist sottolineano che molti dei segnali contrari di ipercomprato si sono spostati in territorio neutro. Fatta eccezione per il Giappone, dove i mercati sono stabilmente in territorio di ipercomprato, il momentum è un motore positivo per i listini azionari.

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