Consob bacchetta i distributori di fondi esteri: risolvere eventuali conflitti di interesse

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di Diana Bin 13 Luglio 2015 | 13:30
La selezione dei prodotti da offrire o consigliare alla clientela, dice la Commissione, “non può fondarsi su valutazioni di mero vantaggio economico per l’intermediario, ma deve essere rivolta prioritariamente a soddisfare gli interessi dei clienti serviti”.

IL RICHIAMO – La Consob richiama all’attenzione gli intermediari che distribuiscono di fondi esteri ed estero-vestiti agli investitori retail, sottolineando che la selezione dei prodotti da offrire o consigliare alla clientela “non può fondarsi su valutazioni di mero vantaggio economico per l’intermediario, ma deve essere rivolta prioritariamente a soddisfare gli interessi dei clienti serviti”.

REGOLE DISOMOGENEE – I fondi esteri ed estero-vestiti, ricorda la Consob, rappresentano il 70% circa del patrimonio dei fondi collocati in Italia.  L’intervento della Commissione, che esorta gli intermediari al rispetto della normativa Mifid già in vigore, è stato dettato dall’esistenza di “aree di disomogeneità nei diversi Stati sul tema dei costi gravanti sui prodotti della gestione collettiva e, in particolare, sul profilo delle commissioni di incentivo (le cosiddette performance fee)”.

GESTIRE I CONFLITTI DI INTERESSE
– La normativa comunitaria in materia, per quanto armonizzata, mantiene, infatti, aree di micro-divergenze tra un Paese e l’altro. La Consob intende, quindi, “richiamare gli intermediari distributori di fondi caratterizzati da meccanismi commissionali più vantaggiosi per i gestori e per gli stessi distributori ad individuare e a gestire i conflitti di interesse che ne derivano. Consob si riserva di verificare nell’ambito dell’attività di vigilanza la condotta degli intermediari, per garantire il loro allineamento a questo richiamo”.

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