Emergenti, M&G: occhio al troppo ottimismo

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di Maria Paulucci 15 Luglio 2015 | 12:47
L’esperto: le elezioni possono fare da catalizzatore per il cambiamento, ma chi investe in azioni compra azioni delle società, non delle economie.
MERCATI EMERGENTI – “Le riforme hanno avuto una forte influenza nei mercati emergenti. Nel corso del 2014, ci sono state numerose elezioni in molti di questi Paesi e, come comunemente accade quando l’economia di un Paese è rallentata, molti politici hanno basato le loro campagne elettorali su programmi di riforme, impegnandosi a rilanciare la crescita economica. La prospettiva di nuovi leader impegnati nel cambiamento è stata gradita dagli investitori. La maggior parte dei mercati nei quali si sono tenute le elezioni lo scorso anno ha sovraperformato rispetto all’indice Msci Emerging Markets. India e Indonesia, due mercati che sono stati risollevati dall’elezione di ‘riformisti’ hanno reso rispettivamente il 24% e il 27% (in dollari Usa). Al contrario, il Brasile ha accumulato un notevole ritardo: i prezzi delle azioni hanno fatto dietrofront quando la presidente Dilma Rousseff è stata rieletta. Gli investitori speravano in un’amministrazione più vicina alle esigenze dei mercati, che migliorasse il destino economico del Brasile, ma con la vittoria di Rousseff la prospettiva di adottare riforme significative si è notevolmente ridotta”. Così si esprime Matthew Vaight, gestore del fondo azionario M&G Global Emerging Markets.
 
BANDO AL TROPPO OTTIMISMO – “Un anno dopo le elezioni del primo ministro Narendra Modi in India, abbiamo osservato la reazione entusiasta generata dalla sua vittoria e l’abbiamo messa a confronto con le elezioni di Enrique Nieto in Messico nel 2012. I cambiamenti strutturali sono decisamente necessari nei mercati emergenti dove i programmi di riforme sono i benvenuti. Con la crescita economica in rallentamento, i Paesi emergenti devono attivarsi per mantenere i progressi economici raggiunti attraverso una serie di politiche come investimenti in infrastrutture, riforme fiscali, riduzione dell’interferenza del governo e misure per migliorare la produttività. Ma nel bel mezzo dell’euforia circa le potenziali riforme, noi lanciamo il nostro messaggio di cautela. C’è una grande differenza tra proposte e realizzazione. Richiede tempo implementare cambiamenti strutturali reali, in particolare se ci sono interessi acquisiti che si oppongono alle riforme. La recente esperienza del Messico illustra come gli investitori possono essere delusi dai tempi richiesti e dalla sostanza delle riforme. Inoltre, solleva dubbi circa la direzione futura della Borsa indiana, che ha avuto le migliori performance di sempre dopo l’elezione di Modi. Crediamo che sia importante non farsi trascinare dal troppo ottimismo: le elezioni possono fare da catalizzatore per il cambiamento, ma chi investe in azioni compra azioni delle società, non delle economie”. 

 

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