Fxcm, la Cina entra in guerra valutaria

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di Diana Bin 11 Agosto 2015 | 08:51
Dopo aver riformato il sistema di quotazione dello yuan fissando il proprio valore rispetto ad un paniere di valute, questa notte la Cina ha deciso di svalutare il valore centrale di quotazione.

CINA IN GUERRA VALUTARIA – “Non che ne sia mai uscita, sia ben chiaro, ma la Cina, questa notte, è entrata di diritto all’interno del quadro di guerra valutaria dal quale gli unici a stare lontano sono Stati Uniti e Gran Bretagna”. Parola di Matteo Paganini, chief analyst DailyFX di Fxcm. Gli USA stanno vivendo un rafforzamento del dollaro che, fino a quando dovesse mantenere i valori di cambio sopra 1.0500 contro euro, non dovrebbe preoccupare più di tanto (vista la ripresa della domanda aggregata interna). Il Regno Unito da parte sua ha “ufficializzato” il ruolo di follower della Fed (a livello di normalizzazione di politica monetaria) cercando implicitamente di impedire dei rafforzamenti eccessivi del pound prima del 2016”.

LA SVALUTAZIONE
– Quanto alla Cina, “dopo aver riformato il sistema di quotazione dello yuan, fissando il proprio valore rispetto ad un paniere di valute, questa notte si è deciso di svalutare il valore centrale di quotazione, rispetto al quale ci si può spostate del 2% a rialzo e del 2% a ribasso. Si è svalutato di circa 200 punti base rispetto alla chiusura della giornata precedente, in seguito a dati deludenti sul fronte export (-8.6% a luglio 2015). I motivi sono riconducibili, in maniera ufficiale, alla riconduzione a valori di mercato più consoni della divisa cinese, vista anche la svalutazione che ha colpito le valute dei paesi emergenti”.

I MOTIVI REALI DIETRO LA MOSSA CINESE – Ufficiosamente però, ha proseguito Paganini, “crediamo che possa essere una mossa non tanto alla ricerca di una svalutazione duratura nel tempo (la mossa è da considerare come singola) ma per trasmettere la mercato quel messaggio che tante volte abbiamo tentato di trasmettere agli investitori, ossia che la strada dello yuan non dovrà essere considerata soltanto a rialzo. Cambi fissi a lungo, ora che l’economia cinese sta cercando di internazionalizzarsi, senza la possibilità che il mercato definisca il valore di una divisa in base alla legge di domanda e offerta, hanno già insegnato al mondo a che scenari si può andare incontro (l’euro è l’ultima dimostrazione). La Cina, da buona sorella minore delle economie più sviluppate, crediamo abbia imparato la lezione. Non escludiamo ulteriori tagli di tassi e ampliamenti della banda di oscillazione giornaliera nei mesi a venire”.

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