WisdomTree Europe, non c’è nessuna guerra valutaria in atto

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di Redazione 19 Agosto 2015 | 12:58
Secondo la società la svalutazione dello yuan cinese non segnerà l’inizio di svalutazioni monetarie competitive in Asia.

VALUTA INTERNAZIONALE DI RISERVA – Nessuna guerra valutaria all’orizzonte. Secondo WisdomTree Europe, il deprezzamento dello yuan cinese difficilmente segnerà l’inizio di svalutazioni monetarie competitive in Asia. Anche se il movimento è stato certamente scatenato da forze economiche reali, probabilmente non si tratta del primo passo verso una serie di svalutazioni future. Uno degli obiettivi principali delle autorità cinesi è infatti quello di elevare lo yuan allo status di valuta internazionale di riserva, una conquista che richiede credibilità, resistendo alla tentazione di adottare politiche cosiddette del “rubamazzo” a discapito degli altri Paesi

I RISCHI FUTURI – Per quanto il ragionamento appaia sensato nel medio/lungo termine è chiaro che i mercati internazionali vorranno testare la risolutezza della Cina nel breve periodo. Da oltre un anno il Paese assiste a persistenti deflussi di capitale e la costante perdita di riserve monetarie ha evidenziato le ingenti vendite di dollari Usa da parte della Banca centrale cinese per mantenere stabile il cambio contro il biglietto verde. Il deprezzamento della yuan dovrebbe ridurre il divario tra il mercato e i fixing giornalieri. Se però, nelle prossime settimane, la banda di oscillazione fissa del cambio spot continuerà ad abbassarsi di sicuro aumenteranno i rischi di una correzione al ribasso.

FUGA DI CAPITALI?
– Resta da chiedersi se il deprezzamento provocherà di fatto un calo dei flussi di capitale in uscita. Purtroppo potrebbe accadere esattamente il contrario: la fuga di capitali potrebbe accelerare se istituzioni e consumatori dovessero interpretare il movimento come un’ulteriore conferma d’incertezza della politica economica. Lo stesso dicasi per la diminuzione degli investimenti internazionali in Cina (fenomeno che indirettamente rema contro le autorità del Paese, riducendo la domanda globale di yuan). La sempre più probabile eventualità di una completa desincronizzazione della politica monetaria tra gli Usa e la Cina complica il quadro. Il movimento evidenzia come proprio mentre la Federal Reserve inizia a irrigidire, le autorità cinesi cercano nuovi strumenti di accomodamento e allentamento monetario.

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