Petercam: lo yuan cinese calerà, ma non è guerra valutaria

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 21 Agosto 2015 | 06:30
L’affermazione secondo cui la Cina sta iniziando a partecipare alla guerra valutaria globale sembra, per molte ragioni, infondata, spiega Hans Bevers, Senior Economist della società.

LA CRESCITA DELLA CINA – Nel periodo immediatamente successivo alla crisi finanziaria globale del 2008, gli osservatori a livello mondiale erano rimasti stupiti della performance straordinaria della Cina in termini di crescita. Tuttavia, l’entusiasmo di molti è poi sbiadito, in particolare dal 2013 quando i tassi d’interesse interbancari sono schizzati alle stelle una prima volta, il mercato immobiliare si è deteriorato rapidamente, il mercato azionario è stato stretto tra forze di espansione e contrazione e la crescita ha continuato a rallentare. Inoltre, solo una settimana fa la People’s Bank of China (PBoC) ha deciso di modificare il tasso di cambio dello yuan, con conseguenze significative per i mercati finanziari globali.

L’AGGIUSTAMENTO DELLO YUAN – Le opinioni sulle motivazioni e sulle conseguenze di questo evento per il mondo e per la Cina sono differenti tra loro. “Come ha affermato Robert Bickers, professore specializzato in storia moderna cinese: “non possiamo comprendere il mondo contemporaneo senza capire la Cina e non possiamo comprendere la Cina contemporanea senza coglierne il suo passato”. Probabilmente, l’aggiustamento dello yuan della scorsa settimana dovrebbe essere visto principalmente nel contesto storico, politico ed economico cinese più ampio, piuttosto che come un tentativo dettato dal panico di dare una spinta alle esportazioni”, spiega Hans Bevers, Senior Economist della società.

NIENTE GUERRA VALUTARIA – “Sebbene sia certamente vero che la crescita abbia rallentato ulteriormente dall’inizio dell’anno e che l’incertezza in termini di politica economica stia aumentando, l’affermazione secondo cui la Cina sta iniziando a partecipare alla guerra valutaria globale sembra, per molte ragioni, infondata. Detto questo, ciò non eviterà, necessariamente, un ulteriore deprezzamento del renminbi in futuro. Il motivo è che, nonostante tutti gli sforzi in corso in termini di riforme, la Cina deve ancora affrontare sfide significative per risolvere i suoi squilibri economici, facendo in modo, allo stesso tempo, che i tassi di crescita restino alti”, conclude l’esperto.

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