Le opportunità sugli emergenti? Basta trovarle

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Avatar di Diana Bin 5 Ottobre 2015 | 06:54
Ecco la visione sui mercati di Prashant Khemka, chief investment officer Emerging Markets Equity di Goldman Sachs Asset Management. Intervistato da Buerating, il manager ha spiegato l’approccio del suo fondo Gs Bric Portfolio.

INTERVISTA – Ecco la visione sui mercati di Prashant Khemka, chief investment officer Emerging Markets Equity di Goldman Sachs Asset Management. Intervistato da BLUERATING, il manager ha spiegato l’approccio del suo fondo Gs Bric Portfolio, che investe su titoli quotati con una capitalizzazione di mercato superiore a 200 milioni di dollari.

• Sui mercati emergenti la crescita sta rallentando: ci sono ancora delle opportunità secondo voi?
Da inizio anno le azioni dei mercati emergenti sono scese del 7,5%, sottoperformando del 10% i titoli dei mercati sviluppati. Questa divergenza nei rendimenti è stata evidente nel corso degli ultimi quattro anni, con i mercati emergenti che hanno sottoperformato del 60% rispetto a quelli sviluppati. Ciononostante, da un punto di vista delle valutazioni, i primi sono diventati sempre più interessanti rispetto ai secondi.

• Meglio puntare su bond o equity?
Dato il consensus generale in merito ad un imminente rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve e date le attuali valutazioni, riteniamo che le azioni siano più interessanti rispetto alle obbligazioni. Crediamo che col tempo le azioni offriranno agli investitori di lungo termine i migliori rendimenti corretti per l’inflazione.

• Su quali Paesi e quali settori state scommettendo?
Il nostro approccio bottom-up agli investimenti ci permette di identificare interessanti opportunità in tutti i paesi e settori a prescindere dal contesto di mercato. Stiamo trovando persino in Cina idee interessanti nei settori dei beni di consumo e della tecnologia.

• Alcuni paesi asiatici in particolare stanno implementando significative riforme, a partire dall’India… cosa pensa di questo mercato?
Nel 2014 a seguito di un’elezione a una forte maggioranza di un governo riformista l’India è stata uno dei mercati emergenti più performanti. Quindici mesi dopo, l’India continua ad essere una delle economie dei mercati emergenti di maggiore successo grazie alle continue attività del governo volte a mettere in pratica il programma di riforme. I nostri rapporti con il management aziendale confermano ulteriormente la nostra view che l’India possa tornare a crescere del 7-8% e generare il 20% della crescita degli utili societari nei prossimi 3-5 anni. Mentre il rischio di attuazione persiste, considerato che le valutazioni per le azioni indiane sono in linea con la media storica dopo la correzione del 2° trimestre, continuiamo a credere che questo sia un punto di ingresso interessante nelle prime fasi di un ciclo pluriennale di crescita degli utili.

• Una domanda è d’obbligo sulla Cina: cosa sta succedendo sui mercati? L’intervento statale servirà davvero a tenere a bada la volatilità? Nel lungo termine ci sono opportunità di investimento nel Paese?
Tra giugno 2014 e giugno 2015, il mercato A-share cinese ha registrato un impressionante 145%, la correzione ha poi cancellato più di un terzo di quei rendimenti. L’andamento del mercato offshore H-shares è stato più moderato, con un aumento del 50% durante l’anno ad aprile 2015 e un calo del 25% nelle successive 10 settimane. Ci aspettiamo che il governo cinese prosegua le sue politiche monetarie e fiscali accomodanti. Ci aspettiamo tuttavia che il mercato continui ad essere volatile nel breve termine.
In genere fatichiamo a trovare buone opportunità di investimento nel settore pubblico, ma d’altra parte troviamo diverse opportunità nel settore privato, in segmenti dell’economia gestiti secondo logiche imprenditoriali che spesso sono rappresentati da small e mid cap non comprese nel benchmark.

• Per quanto riguarda il vostro fondo Gs Bric Portfolio, in che modo vengono selezionati i titoli?
Il nostro universo di investimento è costituito da tutti i titoli quotati con una capitalizzazione di mercato superiore a 200 milioni di dollari, sia fuori che dentro l’indice MSCI BRIC. Crediamo che questo universo sia fatto di interessanti opportunità. La nostra presenza diretta in più mercati emergenti ci consente di condurre un programma esteso di meeting aziendali, al fine di valutare fondamentali e valutazioni societari. In base al nostro approccio bottom-up, fondiamo le decisioni relative ai singoli titoli sulla base del loro potenziale di rialzo, sulla ricerca, sulla liquidità, sul contributo al rischio di portafoglio, e sull’impatto sui pesi di paesi/settori. In qualità di lead portfolio manager, sono responsabile delle decisioni finali di valore relativo in tutti i settori e aree geografiche.

• Il fondo punta molto sui settori della finanza e della tecnologia: può spiegarmi questa scelta?
Il nostro posizionamento complessivo di settore è la somma delle varie opportunità di investimento che troviamo nei diversi settori, e quindi non è il risultato di un approccio top-down. Un esempio di società che ci piacciono per motivi bottom-up sono le borse quotate, che rappresentano opportunità molto interessanti alle valutazioni attuali. Queste sono generalmente aziende a bassa intensità di capitale con un elevato grado di liquidità, che operano in un ambiente con dinamiche concorrenziali favorevoli.

• In un report di giugno 2015 il fondo era esposto alla Cina per oltre il 50% del portafoglio: come mai questa scelta? E’ cambiato qualcosa con i recenti andamenti della Borsa cinese?
È importante ricordare che la Cina rappresenta una sempre più elevata percentuale del benchmark. Il nostro obiettivo di mantenere un portafoglio bilanciato, gestire i rischi in maniera rigorosa e mantenere il focus sui fondamentali societari e le valutazioni, ha visto le nostre partecipazioni in Cina generare extra rendimento nonostante la volatilità del contesto economico.

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