I mercati emergenti? Vanno guardati singolarmente

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Avatar di Diana Bin 7 Ottobre 2015 | 06:06
I mercati emergenti hanno ancora molto da dare. Ma non è più possibile considerarli come un’unica entità…

MERCATI EMERGENTI ANCORA IN VOGA -  I mercati emergenti hanno ancora molto da dare. Ma non è più possibile considerarli come un’unica entità: è necessario guardare oltre la superficie per cogliere le diverse potenzialità di ciascuno di essi. Ne è convinta Emily Whiting (nella foto), client portfolio manager, emerging markets and Asia Pacific equities di JP Morgan AM, intervenuta nel corso dello European Media Tour 2015 organizzato presso la sede londinese del gruppo. “I Paesi emergenti sono troppo grandi per essere ignorati: qui vive l’85% della popolazione mondiale e viene generato circa la metà del pil globale. Ma nonostante ciò, questi mercati rappresentano solo il 12% della capitalizzazione del mercato azionario globale”, ha rilevato Whiting. E negli ultimi mesi hanno registrato ulteriori deflussi, complici i timori sulla Cina e l’elevata volatilità. tuttavia, ha affermato la fund manager, “noi continuiamo a pensare che i mercati emergenti costituiscano una scelta interessante per gli investitori attivi”.

NON UNA SOLA ENTITA’ – Per approfittarne però, ha proseguito, “è necessario non lasciarsi guidare passivamente dagli indici, ma cercare le reali opportunità”. Come? “Innanzitutto ricordando che i mercati emergenti non sono tutti uguali: ad esempio alcuni hanno sofferto il calo del prezzo del petrolio, ma altri – come l’Indonesia o la Turchia – al contrario ne hanno beneficiato. O ancora, alcuni Paesi emergenti dipendono molto dall’andamento dei mercati sviluppati – ad esempio Taiwan, dove il settore IT ha un peso importante ed è chiaramente collegato alla vendita di dispositivi tecnologici nei Paesi più ricchi – ma altri sono meno correlati.

CINA E INDIA – Per concludere, la manager ha affrontato il tema Cina, in cima alle preoccupazioni degli investitori quando si parla di emergenti e non solo. “Dobbiamo considerare innanzitutto che il rallentamento della crescita del Pil cinese era ampiamente previsto e che il suo andamento rimane tuttora decisamente positivo”, ha detto Whiting. “Inoltre oggi nel Paese del Dragone convivono due anime distinte: da un lato c’è la vecchia Cina, quella industriale e manifatturiera, che sta effettivamente stagnando; ma dall’altro abbiamo la nuova Cina, quella di internet, di Alibaba, dove le vendite sono in continuo aumento”. Insomma, ha concluso Whiting, “è sicuramente necessario muoversi con prudenza ed essere selettivi, ma ci sono ancora moltissime opportunità in Cina e non solo”. tra i nomi da tenere a mente c’è infatti anche l’India, dove ultimamente il nuovo governo sta portando avanti importanti riforme che stanno mettendo il Paese su una strada di crescita interessante. Certo, per trovare queste opportunità nell’ambito dei Paesi emergenti “occorre cercare le storie di valore, scavando sotto la superficie”.

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