Come investire in un contesto di “stagnazione secolare”

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Biagio Campo di Biagio Campo19 ottobre 2015 | 08:06

STAGNAZIONE SECOLARE: COME INVESTIRE – Il livello di crescita economica del XX secolo non ha eguale nel corso della storia e non sarebbe ulteriormente sostenibile. Come osservato da Piketty ne “Il capitale nel XXI secolo”, nel periodo compreso tra l’anno 0 ed il 1700 il PIL pro capite non variò, l’aumento fu dello 0,1% annuo tra il 1700 ed il 1820, salì dello 0,9% tra il 1820 ed il 1913, per esplodere all’1,6% annuo tra il 1913 ed il 2012. La popolazione tra l’anno 0 e il 1700 si stima abbia avuto una crescita annua dello 0,06%, mentre tra il 1700 e il 2012 dello 0,8%. “Se un ritmo del genere dovesse proseguire”, osserva Piketty, “nei tre secoli a venire, la popolazione mondiale intorno al 2300 supererebbe i 70 miliardi”. Il libro di Piketty è stato oggetto di un forte dibattito in merito agli attuali livelli di concentrazione della ricchezza, pari a quelli presenti all’inizio del Novecento, ed all’irrealizzabile proposta, a giudizio dello stesso autore, di una tassa internazionale sul capitale. Al contrario non si è discusso sulle motivazione che portano ad un aumento della concentrazione del capitale dovuta, in estrema sintesi, al tasso di rendimento da capitale che, in tutta la storia dell’umanità, “è sempre stato almeno dieci o venti volte superiore al tasso di crescita del prodotto e del reddito”, divario che tende ad aumentare nelle società con un limitato incremento economico e demografico.

LA STAGNAZIONE NON DERIVA DALLA CRISI – L’aumento della concentrazione è quindi in parte dovuto all’inevitabile ritorno alla media della crescita, ed il Novecento potrebbe rappresentare un evento unico nel corso della storia. La visione di lungo periodo di Fasanara Capital, manager di fondi hedge e UCITS IV con sede a Londra, risulta allineata con le analisi di Piketty. La società suggerisce di implementare strategie di investimento in un’ottica di “Stagnazione secolare”, espressione usata per la prima volta dall’economista statunitense lvin Hansenin nel 1938 e ripresa di recente da Larry Summers. “L’attuale situazione economica, contraddistinta da assenza di inflazione, bassi tassi di crescita attuali e potenziali, tassi di interesse vicino allo zero, basso aumento della forza lavoro”, spiega Francesco Filia, CEO & CIO di Fasanara Capital, “non rappresentano una conseguenza della crisi finanziaria, che ha visto il suo apice nel fallimento di Lehman Brothers, bensì il risultato di complesse variazioni strutturali in atto da decenni”.

LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA – Per definizione rappresenta un elemento di distruzione creatrice, in grado di modificare la struttura politica ed economica di una società, tuttavia “la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo porta ad aggravare le problematiche sopra citate, causando una riduzione della forza lavoro (la digitalizzazione richiede pochi lavoratori) ed un meccanismo di premi che avvantaggia in maniera eccessiva i pochi vincitori della competizione economia. Ad esempio WhatsApp, che contava solo 55 dipendenti, al momento dell’acquisto da parte di Facebook è stata valutata al pari di Nokia, ovvero 19 miliardi di dollari, ed il giovane fondatore ha incassato 6,8 miliardi”, prosegue Filia. Come sottolinea Robert Reich, nel 1964 le quattro maggiori corporation statunitensi, con una capitalizzazione di mercato media di 180 miliardi (in dollari del 2011), davano lavoro ad una media di 430 mila persone. Nel 2011 le 4 più grandi imprese avevano una quotazione di circa il doppio rispetto ai precedenti leader di mercato, ma utilizzavano solo un quarto dei dipendenti. Un preoccupante monito giunge dall’antropologo Mark Nathan Cohen, il quale osserva che gli innegabili successi del XIX e XX secolo, relativi pertanto ad un periodo molto breve della storia dell’umanità, sono più precari di quanto generalmente si assuma.

NIENTE BOLLA IN EUROPA –  “Un ulteriore taglio dei tassi per disincentivare il risparmio e favorire gli investimenti porterebbe alla creazione di una bolla. Al momento non riteniamo che i mercati del vecchio continente si trovino in una situazione di bolla, infatti molti asset scambiano a valori inferiori rispetto all’inizio del quantitative easing”, continua Filia. Nel breve periodo “riteniamo che azioni ed obbligazioni possano crescere in maniera significativa, ma nel lungo periodo è probabile che il progetto di un’area monetaria comune si possa concludere”. In Europa non si stanno conducendo “politiche per stimolare la domanda, quali ad esempio investimenti in infrastrutture o politiche di monetizzazione del deficit, creazione di debito, assorbimento da parte dei governi del surplus di risparmio privato, provvedimenti che potrebbero rappresentare dei validi rimedi alternativi”. L’Europa è in una situazione peggiore rispetto a quella del Giappone degli anni Novanta, in termini di crescita del PIL e livello di disoccupazione e “non sembra avere la forza politica per un cambiamento strutturale“.

COME INVESTIRE – “I mercati mostrano un limitato livello di volatilità, a causa dell’intervento delle banche centrali che consente di accedere a ricompense non lineari; alta correlazione tra le differenti asset class durante le fasi di ribasso, che permette di muoversi tra le diverse tipologie di investimento per l’implementazione della visione di lungo periodo; una sorta di attività sismica, ossia una calma apparente, in quanto ci stiamo dirigendo verso un territorio inesplorato”. La società adotta pertanto strategie contraddistinte da convessità (con perdite note e limitate, ma profitti tendenzialmente infiniti, una caratteristica peculiare del mercato delle opzioni, ovvero come direbbe Taleb, una proprietà per ottenere risultati migliori di quelli che la conoscenza ci può garantire) e long gamma (in grado di beneficiare dalla volatilità). “Di conseguenza, in aggiunta al mantenimento di posizioni di lungo periodo, effettuiamo una significativa attività di copertura di portafoglio e intra day trading”, conclude Filia.


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