Lusso, gli Emergenti tirano ancora

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di Chiara Merico 26 Novembre 2015 | 09:53
Per Scilla Huang Sun, gestore del fondo Julius Baer Multistock Luxury Brands, il contributo degli Emergenti alla crescita dei consumi globali resterà più alto rispetto a quello dei mercati sviluppati.

EUROPA E GIAPPONE CRESCONO –Europa e Giappone continuano a crescere fortemente grazie al turismo. Specialmente Tokyo è una destinazione calda e molto più a buon mercato di qualche tempo fa grazie all’indebolimento dello yen“, sottolinea Scilla Huang Sun, gestore del fondo Julius Baer Multistock Luxury Brands. “Il dollaro forte e una maggior quota di shopping online hanno colpito i rivenditori al dettaglio statunitensi. I turisti americani ora viaggiano verso l’Europa per la prima volta dopo molti anni. Hong Kong rimane molto debole, ma i parametri comparativi con le altre destinazioni miglioreranno in futuro. I turisti sono sensibili al valore della valuta e rappresentano circa il 40% di tutti gli acquisti del settore lusso”.

BENE L’OROLOGERIA – “Tra orologeria e gioielleria (hard luxury), è il primo segmento che continua a fare meglio tra i due, in parte grazie alla natura wholesale del settore orologeria che, di solito, tende a essere in ritardo rispetto al ciclo aziendale. Per quanto riguarda invece il settore soft luxury (pelletteria, abbigliamento e accessori in seta), le calzature stanno registrando risultati migliori rispetto alle borse, mercato quest’ultimo più affollato. I classici brand di lusso come Hermès e Van Cleef, i brand più fashion come Saint Laurent e specialmente prodotti cosmetici di nicchia come Kiehl’s, Urban Decay, Smashbox e Jo Malone guidano il settore lusso”, aggiunge il gestore. “LVHM, Ferragamo, Tod’s, Burberry e altri marchi stanno citando un miglioramento dei trend di vendita, entrando nell’ultimo trimestre dell’anno. Per quanto riguarda la Cina, i commenti di L’Oreal, Swatch e Adidas sono stati positivi. A fronte del rallentamento economico in corso, il momentum in Cina non è peggiorato, sebbene il mercato continui a soffrire di un livello di prezzi nel settore più alto rispetto che all’estero. Le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute dell’11% a ottobre e sono state abbastanza stabili negli ultimi mesi. Il ribilanciamento dell’economia cinese è in corso, ed è un elemento positivo per i consumi. I consumatori cinesi, compresi i viaggiatori, continuano a essere un fattore chiave per i consumi globali del settore lusso”.

IN VISTA INCREMENTO DEI DIVIDENDI – “Negli ultimi anni, la maggioranza degli investimenti è stata destinata all’apertura di nuovi negozi. Con la normalizzazione dei tassi di crescita, è probabile un’impennata delle spese per capitale (CapEx). Per alcune società che si sono allargate troppo, ha senso una razionalizzazione della rete di negozi. Louis Vuitton, ad esempio, sta chiudendo qualche punto vendita in Cina. Il CapEx nel digitale e nell’e-commerce continuerà, ma sarà inferiore nei nuovi negozi. Ciò significa più liquidità in eccesso e maggior focus sulla redditività piuttosto che sulla mera crescita dei ricavi. Ci aspettiamo un ulteriore incremento di dividendi e ritorni per gli azionisti da parte delle società del settore lusso”, precisa Huang Sun. “L’attuale coefficiente di payout (rapporto tra utili distribuiti e utili conseguiti) è intorno al 40%, e il dividend yield è di poco inferiore al 2%. Le valutazioni dei titoli del settore lusso hanno subito una diminuzione di rating rispetto all’intero mercato azionario e stanno scambiando al livello più basso dal punto di vista storico. I temi d’investimento legati ai mercati emergenti attualmente non sono in voga. La Cina ha i suoi problemi, ma il mercato sembra essere troppo pessimista, scontando già molte cattive notizie. Andando avanti, il contributo degli Emergenti alla crescita dei consumi globali resterà più alto rispetto a quello dei mercati sviluppati”.

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