Axa Im: High yield, come gestire la volatilità

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Per il team specializzato di Axa Im a fine novembre 2015 il segmento High yield europeo risultava una delle poche asset class obbligazionarie con una performance annua positiva (+3,61%).

Chiara Merico di Chiara Merico5 gennaio 2016 | 14:56

MERCATI NERVOSI – “I mercati continuano ad essere nervosi a fine 2015, a causa di una serie di eventi risk-off. In attesa del nuovo anno, riportiamo alcune nostre riflessioni sulle principali ragioni alla base del forte aumento della volatilità nei mercati high yield nel corso dell’anno, spiegando come intendiamo gestire questi rischi nel 2016 nell’ambito dei nostri portafogli European High Yield“, spiega il team European High Yield di Axa Im. “A fine novembre 2015, il segmento High yield europeo risultava una delle poche asset class obbligazionarie con una performance annua positiva (+3,61%). Tuttavia l’anno non è passato senza qualche turbolenza. Gli spread sui titoli di Stato hanno raggiunto il minimo di 360 pb a fine febbraio, per poi risalire a 542 pb nel terzo trimestre, alimentati dalla preoccupazione dei mercati per la Grecia e, successivamente, per il rallentamento della Cina e per la continua flessione dei prezzi petroliferi. Ad ottobre e novembre, nonostante qualche rischio idiosincratico nei mercati europei del credito, gli spread si sono ulteriormente ridotti, mentre a dicembre si è registrata un’ondata di vendite innescata da delusioni dopo l’annuncio della BCE, assieme ai perduranti timori circa il prezzo del petrolio e delle materie prime ed al clima di attesa per il meeting di dicembre della Fed”, aggiunge il team.

RIPRESA DELLA VOLATILITA’ – “L’ampliamento degli spread è stato accompagnato da una ripresa della volatilità, e di seguito cercheremo di approfondire le ragioni alla base dei due fenomeni, e come una gestione attiva e una selezione titoli prudente possano contribuire a generare rendimenti nonostante questi fattori sfavorevoli. La flessione dei prezzi delle materie prime nel corso di quest’anno ha avuto contraccolpi negativi sui mercati High Yield. Sebbene le commodity rappresentino una fetta importante dell’Indice US High Yield (il settore più rappresentato nell’indice US High Yield, al 12,1%), costituiscono appena il 5,3% dell’indice European High Yield. Questa differenza si spiega in gran parte con la presenza nell’indice nel 2015 dei “fallen angel” Gazprom e Petrobras, che insieme compongono attualmente il 4,3% dell’indice”, precisa il team di gestione.

LA SELEZIONE RESTA FONDAMENTALE – Per i gestori di Axa Im “la selezione per settore e per singoli titoli resta di fondamentale importanza nel mercato High Yield. Quest’anno abbiamo limitato l’esposizione agli emittenti del settore energetico, mantenendo una posizione sottopesata rispetto al benchmark in tutti i portafogli europei High Yield. Con l’introduzione di Gazprom e Petrobras, quest’anno nell’indice European High Yield è aumentata anche l’allocazione ai mercati emergenti. Mentre gli emittenti dei mercati emergenti sono stati esclusi dall’indice US High Yield, in luglio gli investitori hanno votato a favore del loro mantenimento negli indici European High Yield di Bank of America / Merrill Lynch. A seguito dei pesanti downgrade degli emittenti russi e brasiliani di quest’anno la quota degli emittenti dei mercati emergenti nell’indice European High Yield è quasi raddoppiata, passando dal 4,8% di inizio anno all’attuale 9,3%. È importante notare che oltre il 25% della capitalizzazione di mercato dell’indice Emerging Market High Yield si concentra in emittenti del settore energetico, fatto che ha contribuito ulteriormente alla volatilità di questa asset class nel corso dell’anno”.

ESCLUDERE I RISCHI POLITICI – “Nell’ambito dei nostri portafogli High Yield, siamo convinti di dover investire solo in obbligazioni in cui il rischio sia principalmente legato all’emittente. Di conseguenza, escludiamo normalmente dal nostro perimetro d’investimento i titoli che potrebbero reagire al rischio politico e/o di paese più che alle notizie riguardanti uno specifico settore o emittente. Questo approccio si è dimostrato positivo per i nostri comparti Global High Yield, soprattutto nel 2013, anno in cui le obbligazioni emergenti hanno registrato decise sottoperformance. Se nelle fasi di rialzo dei mercati emergenti questo approccio risulta meno vincente, nel tempo ci ha consentito di ridurre il rischio e di limitare la volatilità”, precisa il team.


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