Schroders: Brexit e altri rischi per l’azionario europeo

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di Chiara Merico 20 Gennaio 2016 | 13:38
Per Rory Bateman, head of UK and European equities di Schroders, il mercato azionario europeo continua ad offrire una storia di ripresa allettante.

SETTIMANE COMPLICATE – “Le ultime settimane del 2015 si sono rilevate complicate per i mercati, poiché le crescenti preoccupazioni sulla crescita globale, sulla geopolitica e sul primo rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve hanno avuto un impatto sulla fiducia. Le azioni europee hanno perso il 5,3% a dicembre, portando i rendimenti totali annui all’8,2% in valuta locale. Tuttavia, il calo del 10% della divisa europea rispetto al dollaro ha fatto sì che, in termini di dollaro, il mercato abbia perso il 2%”, commenta Rory Bateman, head of UK & European Equities di Schroders. “La volatilità del mercato è proseguita a gennaio, causata principalmente dalle delusioni sulla crescita cinese e sulle tensioni in Medio Oriente. Crediamo che il mercato azionario europeo continui ad offrire una storia di ripresa allettante e che, nonostante le preoccupazione sulla crescita dei mercati emergenti, il tema della ripresa autonoma dell’Europa sia intatto e gli investitori dovrebbero quindi avvantaggiarsi della recente debolezza del mercato”.

RIPRESA DEBOLE MA CONTINUA – “La crescita degli utili nell’Eurozona attorno al 10% nel 2015 ha superato l’espansione a cifra singola dello S&P. L’euro più debole è stato un fattore significativo per tale crescita, tuttavia continuiamo a credere che ci sia un eccesso di capacità in molti settori, che dovrebbe essere sfruttato meglio nei prossimi mesi, dando luogo a sua volta a un’espansione dei margini di profitto. La continua – sebbene a bassa crescita – ripresa economica in Europa dovrebbe fornire un contesto ragionevole affinché la leva operativa e finanziaria guidino la profittabilità delle imprese”, continua Bateman.

CONTINUERA’ LA VOLATILITA’ NEL CAMBIO DELLE VALUTE?
“Il programma di quantitative easing di Mario Draghi ha avuto effetti benefici significativi per gli esportatori europei, grazie all’euro debole che ne è derivato.Mentre la traiettoria dell’aumento dei tassi negli USA è molto incerta, la politica monetaria estremamente accomodante nell’Eurozona sembra destinata a essere confermata in futuro, indicando che l’euro potrebbe rimanere debole ancora per diverso tempo. Tuttavia ulteriori deprezzamenti significativi dell’euro sembrano improbabili: ciò implica che il supporto per le imprese legato alla valuta diminuirà durante l’anno”, sottolinea il gestore. “Un rafforzamento del dollaro ha implicazioni negative per i Mercati Emergenti, dato che molti adoperano un sistema di cambio agganciato al biglietto verde. Dopo la débâcle estiva, la Cina sembra destinata a operare un continuo deprezzamento del renminbi rispetto al dollaro, mentre alcuni prevedono una svalutazione del riyal saudita per via del crollo del prezzo del petrolio. I movimenti della valuta sono notoriamente difficili da prevedere e ancora di più il loro impatto sull’azionario. A gennaio dello scorso anno l’intervento della Banca nazionale svizzera ha sorpreso il mercato, così come la svalutazione cinese ad agosto. Ci potrebbero ovviamente essere dei cambiamenti imprevedibili nei tassi di cambio, tuttavia, in generale, riteniamo i livelli attuali ragionevoli e pensiamo che sia improbabile assistere ai livelli di volatilità visti nel 2015″.

QUALI SONO I POTENZIALI RISCHI POLITICI PER IL 2016? – “Nel 2015 il mercato spagnolo è stato il più debole tra quelli più importanti in Europa e la situazione continua a essere incerta. È probabile che ci saranno nuove elezioni con una coalizione di maggioranza debole. L’austerità e il processo di riforme hanno avuto abbastanza successo e la crescita del PIL è stata più forte rispetto alle altre grandi economie sviluppate. Di conseguenza le probabilità che un partito estremista ottenga una maggioranza sono basse, sebbene ciò rimanga un rischio per la coesione dell’Eurozona”, spiega Bateman. “Anche la crisi dei migranti comporta una minaccia per la coesione dell’Eurozona. Mentre il dibattito umanitario sull’immigrazione e le risposte politiche al terrorismo sono al di là delle nostre competenze, da un punto di vista puramente economico entrambe le questioni sono difficili da valutare globalmente. Nel breve termine, sia l’integrazione dei migranti sia l’impatto degli attacchi di Parigi sul turismo sono senza dubbio elementi negativi. Tuttavia l’immigrazione e l’aumento della spesa per la sicurezza potrebbero essere elementi positivi per l’attività economica nel breve termine. Ciò che è chiaro è che l’appetito dei Paesi dell’Eurozona per ulteriori misure di austerità è basso e che il controllo generale sulla spesa potrebbe essere allentato, creando, rispetto alle condizioni difficili di qualche anno fa, un vento a favore da qui in avanti”.

IL RISCHIO BREXIT – “Il più grande rischio per l’azionario europeo per il 2016, o al più tardi per il 2017, è il referendum nel Regno Unito sull’Unione Europea. Stiamo per avvicinare le imprese britanniche che hanno un’esposizione commerciale all’Europa per tentare di avere una migliore comprensione dell’impatto che avrebbe sul loro business un’eventuale uscita del Regno Unito dall’UE. Quotidianamente, assistiamo ad argomentazioni politiche a favore o contro, tuttavia sono poche le prove concrete che aiutano a prendere una decisione, e l’annuncio del primo ministro David Cameron sulla libertà di voto per i ministri fa solo accrescere l’incertezza.Il problema per i listini britannici è che questa incertezza potrebbe scoraggiare l’allocazione di capitali da parte di nuovi investitori. La potenziale mancanza di domanda potrebbe creare opportunità a livello di titoli individuali: sfrutteremo tali anomalie al meglio. In generale, tuttavia, a prescindere dal risultato, speriamo che al più presto ci sia un dibattito più approfondito e che il referendum avvenga il prima possibile”, conclude il gestore.

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